13/04/2019, 01:28



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Linna Carter,regista e attrice hollywoodiana... «Amoraccontare storie uniche e personali, che fanno ridere ma anche pensare...»Intervista di Andrea Giostra Ciao Linna, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Se volessi presentartiai nostri lettori cosa racconteresti di te quale artista della settima arte? Ciao! Oh wow...direi che sono un’appassionata di arti visive. Amoraccontare storie uniche e personali, che fanno ridere ma anche pensare, storieempatiche, che ti fanno sentire connessi l’uno con l’altro, e anche qualcosa diancora più grande. Sono un’attrice qualificata e membro del SAG-AFTRAdell’Unione degli attori di Hollywood. Per molti anni ho fatto spettacoliteatrali, film, pubblicità e TV. Ho scoperto di avere tante storie personali daraccontare e che adesso sono costretta narrare, così ho iniziato a scrivere,produrre e dirigere anche i miei progetti cinematografici. Qual è stato il percorso artistico che hai fatto e che ti ha condotto dovesei oggi?Ero moltogiovane quando ho detto a mia madre che volevo fare l’attrice. Lei, invece discoraggiarmi, ha fatto il contrario, incoraggiandomi a guardare vecchi filmclassici, e mi diceva che se volevo diventare un’attrice, dovevo studiare illavoro dei grandi attori e dei grandi registi. Ho adorato i vecchi film inbianco e nero: "The Philadelphia Story" "Meet John Doe" "His Girl Friday""Imitation of Life" "Some Like it Hot" "Cinderfella" and old musicals: "SevenBrides for Seven Brothers", "On the Town", "Gentlemen Prefer Blondes", "CarmenJones", "Summer Stock." Potrei andare avanti all’infinito su quegli attori... ocon una triplice minaccia di quei ballerini e cantanti. Ho studiato comeballerina e cantante a partire dal 1 ° o 2 ° grado della scuola americana.Nella mia giovinezza ho fatto balletti, opere teatrali e musical e mi sono preparata con maestri di recitazione privati intutte le scuole che ho fatto, dalle elementari, alle superiori,all’universitarie e non solo. Ho iniziato a fare pubblicità al liceo e piccolifilm già al college. Ogni ruolo che ho fatto mi ha aperto opportunità per ilprossimo e per il prossimo ancora. E tutto questo ci porta ad oggi. Come definiresti il tuo stile recitativo? C’è qualcheattrice o attore al quale ti ispiri?Non so se houno stile, sono solo sincera con il personaggio che devo interpretare. Moltisono gli attori che mi ispirano, più di recente: Olivia Colman, Issa Rae,Benicio Del Toro, Lennie James, Yvette Nicole Brown, Elisabeth Moss, LucyPunch, Robert Duvall, Delroy Lindo, Idris Elba, Ben Foster, Robin Wright,Sandra Oh. Quali i tuoi registipreferiti e perché?In questomomento sono un fan delle serie televisive quali: Game of Thrones, This Is Us,Killing Eve, Big Little Lies, Series of Unfortunate Events. I registi: AvaDuVernay, Spike Lee, Shonda Rhimes, Bradley Cooper. «Ho sempre detto che i due registi che meritano di essere studiati sonCharlie Chaplin e Orson Welles che rappresentano i due approcci più diversi diregia. Charlie Chaplin in modo grezzo e semplice, probabilmente non aveva ilminimo interesse per la cinematografia. Si limita a schiaffare l’immagine sulloschermo, e basta: è il contenuto dell’inquadratura che importa. Invece Welles,al proprio meglio, è uno degli stilisti più barocchi nello stile tradizionaledel racconto filmico.» (Conversazione con StanleyKubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Cosa è più importante dal tuo punto divista, l’inquadratura di Chaplin o la narrazione di Welles? Come si è evolutoil cinema da allora?Hmm... quelloche mi interessa di più è il punto di vista del regista e come sceglie diraccontare la sua storia; cosa vuole dire... sia Chaplin che Welles eranomaestri narratori, ognuno con il proprio e distinto punto di vista, ognuno diloro desiderava stimolare risposte diverse sul proprio pubblico, ciascuno con glistrumenti a sua disposizione che erano essenzialmente diversi. Chaplin harealizzato i suoi film classici negli anni ’20 - ’40, il Citizen Kane di Wellesera del 1941. Mi sono molto commossa per il film di Bradley Cooper "A StarIs Born", quel film mi ha distrutto. È molto intimo e ti invita in unposto molto privato. Ciò che amo oggi è che la produzione cinematografica etelevisiva è molto più accessibile di un tempo. Abbiamo attori / sceneggiatori/ registi come Issa Rae, Donald Glover e altri che stanno creando dei prodottimolto interessanti e molto personali, a volte partendo da una piattaforma comeYouTube o Vimeo, e riescono a far crescere il loro progetto in qualcosa di piùgrande. Ci sono così tanti servizi in streaming che adesso hanno bisogno dicontenuti originali, c’è tanto lavoro là fuori. È il momento in cui questestorie diverse, queste storie personali, queste storie che non avresti maivisto prima in televisione, stanno trovando posto su piattaforme in streamingcome Hulu, Netflix e Amazon. È un momento emozionante. Perché secondo te oggi il cinema è importanti?Perché lepersone hanno ancora bisogno di sognare, di fuggire, di riflettere e diesplorare le loro vite e le loro convinzioni, e il cinema lo fa in un mododavvero unico. Film e TV educano e divertono più che mai perché tantissimepersone che guardano film e prodotti televisivi in diversi luoghi come mai accadutoprima. Le voci degli artisti originali oggi vengono celebrate in un modo chenon ho mai visto in passato. Le consolidate formule di film e TV del passatostanno a poco a poco scomparendo. Il pubblico di oggi è più veloce e ha un livellodi concentrazione molto più breve che nel passato. Si aspettano molto dai filme dalle serie televisive che vedono, quindi devi catturarli in fretta e devimantenere il loro interesse. Ci parli dei tuoi ultimi lavori e dei lavori in corso direalizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento?In questomomento sto lavorando a una serie web con mio marito italiano che esplora lestravaganti avventure culturali e le sfide del nostro recente matrimonio. Cosa pensi del cinema italiano di oggi? Cosa pensanoad Hollywood delle produzioni del mio Paese?Non ci sonomolti film italiani che arrivano negli Stati Uniti in versione integrale. Pensoche gli americani, in generale, siano interessati a vedere film provenientidall’Italia, ma è molto difficile per le realtà emergenti e per i lungimirantiregisti italiani entrare nel nostro mercato, perché noi siamo esposti solo afilm con grandi produzioni, con grandi budget e importanti distribuzioni. Iocon mio marito ho guardato alcuni film italiani che lui mi ha consigliato, filmdavvero fantastici quali: "Il Marchese di Grillo", "La GrandeBellezza", "Divorzio all’italiana", "Bellissima","Cronaca di un amore". Ne ho visto uno, del quale non ricordo iltitolo, che parlava di una donna italiana che lavorava in una fabbrica milaneseper tantissime ore, per sostenere sé stessa, i suoi figli e l’intera famigliadel marito perché tutti avevano una "disabilità" e non potevanolavorare. Un giorno è crollata sul posto di lavoro ed è stata mandata inmontagna per riprendersi. Lì ha trascorso un po’ di tempo libero, gomito agomito con personaggi ricchi e famosi e si è innamorata di un altro uomo. Aquel punto si è trovata di fronte ad una scelta: lasciare alle sue spalle lasua vecchia vita o iniziare qualcosa di fresco e nuovo? Mi è piaciuto il personaggiointerpretato dall’attrice protagonista, un lavoro davvero bello. Con quale regista italiano ti piacerebbe lavorare?Sfortunatamentenon ho molta familiarità con gli attuali registi italiani, quando posso cercodi guardare il cinema italiano contemporaneo e mi godo il loro lavoro. Inpassato ho apprezzato "La vita è bella" di Benigni, i western diSergio Leone, "Romeo and Juliet" di Zeffirelli e "L’ultimoimperatore" di Bertolucci. Immagina una convention all’americana, Linna, tenuta in un teatroamericano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di cinema. Seiinvitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti.Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazionee della settima arte? Quali secondo te le tre cose più importanti da raccontareloro sulla tua arte?1. Studia eimpara molto.2. Lascia chel’unicità della tua voce, delle tue esperienze brillino.3. Nonarrenderti. Nulla è facile e nulla succede in una notte sola. Devi starcidentro fino alla fine a quello che vuoi fare, per tutto il tempo che ènecessario.4. Nonpreoccuparti di ciò che sta facendo qualcun altro. Il tuo percorso è tuo, nonparagonarlo a quello degli altri.5. Sii apertonel creare e raccontare le tue storie. Non pensare che devi aspettare chequalcun altro che ti dia il lavoro. Crea tu il tuo lavoro.
07/04/2019, 11:23



Quell’estate-degli-anni-’80-con-Pino-Caruso-


 



Quell’estate degli anni ’80 con Pino Carusodi Franco VerrusoMi ero iscritto da pocoall’Ordine dei Giornalisti e la mia prima intervista la feci proprio a PinoCaruso, uno dei miei attori preferiti. Era estate inoltrata e l’’incontroavvenne all’Hotel Palace di Mondello, dove l’attore trascorreva le vacanze. Perun’istintiva, reciproca simpatia, quella che doveva essere un’intervista,divenne una simpatica chiacchierata tra amici. Seppi così che, giovanissimo, avvertìun interesse per la recitazione e dopo l’esperienza al Piccolo Teatro diPalermo, in Via E. Amari, era passato allo Stabile di Catania; per trasferirsi,negli anni ’60, a Roma. Salutandoci, promettemmo di rivederci  al più presto e l’occasione si ripresentoquando, qualche dopo, con Liliana De Curtis organizzò una mostra di cimeli delgrande Totò; poi a Villa Trabia per degli spettacoli estivi, in occasione dellapresentazione dei suoi libri (circa venti) alla Casa Editrice Novecento di ViaSiracusa e nel periodo in cui fu Direttore Artistico di "Palermo di Scena",compreso l’allestimento di alcuni Festini per S. Rosalia. Attore colto,ironico, dalla battuta pronta, grande narratore di barzellette e mai volgare,lo avevo ammirato in alcuni film, quali "La governante", "Gli infermieri dellamutua", "La donna della domenica", "L’ammazzatina", "Malizia", "Il marito incollegio", "Gegè Bellavita". Confesso, però, che lo preferivo nei varietà come"Bagaglino", "Dove sta Zazà", "Quelli della domenica", ed altri showtelevisivi, in cui il bravo Pino, oltre a raccontare divertenti storielle,creava gustosi personaggi/macchietta come il carcerato che cantava "venga aprendere il caffè da noi, Ucciardone, cella 26..."; o il barbiere Siviglio,personaggio buffo dalla facile chiacchiera, che si definiva "colto" per avereletto tutti... i libri: "Le due orfanelle, I misteri di Parigi, Catene, Tormentoe I figli di nessuno; gli unici libri che non ho letto, sottolineava, non li holetti perché li devono scrivere ancora". Il tutto raccontato intervallandobattute a raffica, giochi di parole, che mettevano in crisi il povero cliente(un ottimo Alfredo Rizzo, ndr). Tra i suoi numerosi aforismi ricordo: "Il teatro d’avanguardia è il teatro di domani. Il guaio è che te lo fanno vedere oggi." "L’uomo nasce dalla donna e tutta la vita cerca di rientrarvi." "Lavare i panni sporchi in famiglia significa proteggere chi li ha sporcati." Per una strana coincidenza ciritrovammo nella stessa fila di posti al Teatro Jolly di Palermo; era con lamoglie, Marilisa Ferzetti, anche lei attrice e sorella del compianto attoreGabriele Ferzetti. Per l’ultima volta rividi Pino al Teatro Al Massimonell’intervallo de "Il berretto a sonagli", in cui interpretava magistralmentelo scrivano Ciampa. Appresa la notizia della morte dell’attore, Il Presidente della Regione NelloMusumeci, in una sua nota dichiarava, tra l’altro, che la scomparsa di PinoCaruso rappresenta un grave lutto per la Sicilia e per il mondo della culturaitaliano; la sua comicità è stata al tempo stesso, denuncia socialeimplacabile, senza cortigianeria e senza sconti a nessuno
28/03/2019, 01:52



Paola-Cipollina,-produttrice-hollywoodiana-


 



Paola Cipollina,produttrice hollywoodiana 
 Intervistadi Andrea Giostra.  
 Ciao Paola, benvenuta e grazie per la tua disponibilità.Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale produttriceche lavora e vive ad Hollywood?  Ciao Andrea e innanzituttograzie per l’interesse verso di me e verso il mio lavoro. Come credo tu possabene immaginare, fare il produttore non è un mestiere facile: infatti richiedeanni di esperienza, di conoscenza e tanto sacrifico. Ci vogliono ottime capacitàdiplomatiche nel comunicare e tantissima pazienza nell’attendere. Produrre unfilm richiede anni di lavoro, sforzi incredibili ed una volontà di ferro. Qual è stato il tuo percorso professionale, la tuaformazione, le esperienze lavorative che ti hanno portato ad essere oggiun’apprezzata produttrice nel cuore dell’industria del cinema internazionale,qual è Los Angeles? Sicuramente il mio percorsoimprenditoriale! Fare impresa da quando avevo 16 anni mi ha aiutato parecchio asviluppare tutta la sensibilità e la capacità professionale necessaria percondurre un’azienda e portare avanti i progetti. Si nasce con queste abilità, sonoun dono naturale e non si possono certo inventare certe attitudini. Lafortissima predisposizione alle pubbliche relazioni è una carta vincente quandodevi comunicare con le aziende o con i privati. Premetto che mi ritengo - conestrema onestà - ancora un piccolo produttore (nel range del milione/milione emezzo di dollari) che ha ancora tanto da dare, da fare e da imparare, il mio goal è quello di poter lavorare ungiorno ad un film il cui budget arrivi a varie decine di milioni di dollari eper questo credo realisticamente passeranno ancora parecchi anni! Cosa significaessere un produttore cinematografico? Cosa si fa e qual è il lavoro che vuoipartecipare ai nostri lettori perché capiscano questa importante figuraprofessionale della settima arte? Iltutto parte dal progetto e dal saper scegliere il prodotto vincente. Mi ècapitato in passato di voler aiutare amici scrittori a produrre le proprieopere, ma quando una sceneggiatura ha dei "buchi" e non funziona allaperfezione... diventa molto difficile metterla in scena. E lo è ancora di piùquando gli autori stessi sono ottusi, orgosliosi... non ti vogliono assolutamemteascoltare e sono convinti di aver scritto il più grande capolavoro del cinemacontemporaneo! Le persone o le aziende che investono non sono stupide evogliono capire se il prodotto funziona. Capita spesso di vedere personeaffacciarsi al cinema perché hanno un po’ di soldi ma che di cinema noncapiscono proprio nulla e così pensano che solo perché dicono di poterinvestire milioni di dollari il film andrà sicuramente bene. Non è così! Ovvioche nessuno nell’industria dell’intrattenimento ha la sfera di cristallo, maalmeno ci devono essere i presupposti di base: una buona storia, un buonregista, un buon cast... Oppure tanti pensano di essere producer solo perché hanno un progetto da sviluppare ma in questomestiere è proprio il caso di dire, tra il dire e il fare ci sta di mezzo ilmare. Devo dire con sincerità che chi vive fuori da questo mondo non può avere ideadi che cosa giri qui a L.A: un’intera fauna di ambigui individui improvvisati chemillantano esperienza e contatti. I più ridicoli sono quelli che "rubano" lefoto con i VIP alle feste nelle quali si sono imbucati e le fanno poi giraresui social... lasciando intendere che lavorano con i grandi nomi! Poi scopri cheerano lì per caso o erano sul set a tirare qualche cavo a qualche assistente dell’assistentealla regia. Oppure i finti premi di film: magari hanno solo lavorato in unaltro dipartimento, ma sembra che il trofeo l’hanno vinto anche loro! Personalmenteconsiglio sempre di andare a vedere cosa hanno fatto per davvero, almeno percapire se si sta avendo a che fare con gente seria e legittima. Basta cercaresu IMDB (Internet Movie Data Base) e cliccando il nome della persona o delprogetto, potete vedere il ruolo che ha realmente svolto e le cose che ha veramentefatto. Su IMDB vedete tutto... dal budget allo stato attuale del progetto, se èin sviluppo, se è in produzione o se è addirittura in post. Gli appassionatidi cinema leggono spesso di "produttore cinematografico" e di "produttoreesecutivo" confondendo i due ruoli o addirittura pensando che siano la stessafigura. In effetti non sono sinonimi come ben sappiamo. Ci spieghi ladifferenza tra queste due figure assolutamente centrali nella produzione diun’opera cinematografica? Domandainteressantissima, giusta ed intelligente! Il produttore esecutivo è come il CEOdi una Company: a lui spettano le più importanti decisioni, ed è lui che assumespesso l’autore, il regista e gli altri producer. Il producer si occupa poi di assemblare il progetto e a volte aiutaanche a raccogliere il budget, anche se la parte finanziaria spetta quasitotalmente al Produttore Esecutivo. Riguardo a me... io rientro proprio sottoquest’ultima categoria, preferisco infatti fare da executive producer ed avvalermi di un buon line producer sul set e di un ottimo associate producer al mio fianco. Qual è secondo latua esperienza la differenza sostanziale tra fare il produttore cinematograficoin Italia e farlo ad Hollywood? Sonodue universi completamente distanti l’uno dall’altro. Qui a Los Angeles hoimparato molte cose e penso che sarebbe davvero utile per il mercato italiano ilsapere come si fa Cinema qui a Hollywood. In Italia si crede ancora nei miti diuna volta e si rimane quindi eterni sognatori... dall’Italia ricevo ancorarichieste del tipo "guarda Paola, se fai arrivare la mia storia ad Al Pacino,sono certo che poi vorrà farne un film! Magari vorrà pure produrlo luimettendoci i soldi!"... sì, certo! Magari allo stesso modo a mezzanotte lacarroza di Cenerentola ridiventa una zucca! Sono proprio queste basi professionaliche mancano a molta gente e che andrebbero decisamente spiegate. Il film partedai primi soldi che il produttore o il regista o qualche amico investitoreavanzano per portare avanti l’inizio del complesso processo produttivo. Da lìiniziano poi tante altre fasi, prima fra tutte quella di avere una buona edonesta valutazione della sceneggiatura per farne poi il "polishing" (ovvera la "pulizia" del lessico e di alcune errate impostazionidei personaggi e della storia). Dopo si passa al packaging (cioè la presentazione grafica e concettuale che contienela visione del regista ed in alcuni casi è accompagnata da un vero e proprio "mood trailer"). E via via si acquistanotutte le armi necessarie per andare in battaglia, per andare effettivamente afare il cosiddetto "pitch", ovveroproporre il tuo film alle case di produzione e agli investitori. Gli attorivengono strada facendo... ed ormai non esiste un attore al mondo (a meno che siaun amico stretto di qualcuno della produzione o qualche attore sconosciuto allavendita) che accetti di far parte del film se almeno non ci sono parte deifondi sul conto corrente della Company e una volta verificati i fondi egli dovràleggere la sceneggiatura e dire sì o no. E da quel momento la strada è ancoralunga... Come fa unproduttore, partendo da un libro, da un romanzo, da una sceneggiature asceglierla per farne un film investendo i suoi soldi? È un compitoimprenditoriale molto importante che prevede quello che in Italia si chiama il "rischio d’impresa", ovvero, investiresu un "prodotto" senza avere lacertezza che l’investimento produrrà un ricavo economico, oltre ovviamente alsuccesso di pubblico e di visibilità nel mondo del cinema. Ci spieghi cosa ecome fai tu tutto questa parte decisiva del tuo lavoro? Innanzitutto,come dicevo prima, il produttore deve avere ovviamento un po’ di "naso". Deveavere intuito, sensibilità e capire perfettamente le sottili tendenze delmercato onde sapersi muovere con i distributori. Lo script deve essere sviluppato bene e qui c’è una frase importantissimache dicono spesso i produttori "if itworks on the page it works on the stage", ovvero se funziona sulla cartafunziona anche in scena, sul set! Ed è vero, perché a volte si leggono delle sceneggiaturecosì vuote, così brutte, così non emozionali e così noiose che puoi soloimmaginare come lo spettatore si addormenterà sicuramente dopo tre minuti difronte allo schermo! Mi è capitato di leggere il testo di una puntata pilotaper una sitcom: erano imbarazzantipersino le frasi scritte in italiano (da italiani!) del tipo "adesso gli attorientrano nella spiaggia"! Tu ti guardiintorno e ti chiedi, ma questo italiano che sta scrivendo male e sgrammaticatoin quella che dovrebbe essere la sua lingua madre... come farà poi a farsi capirein inglese!? Purtroppo di orrori di questo genere ne leggiamo tanti e per fortunaogni tanto arrivano perle di scrittura - praticamente perfette - che tiripuliscono gli occhi e l’anima da tutta quella superficialità, dal quel vuotocreativo, da quella improvvisazione senza cultura. È anche vero però che unfilm viene "scritto" tre volte: la prima volta dall’autore (scrittura nel sensopiù stretto del termine), la seconda volta dal regista in fase di produzione (sulset si possono cambiare battute a seconda di come rende l’attore) e la terzavolta dal montatore in fase di post produzione (potrei elencare centinaia difilm decisamente salvati da un montaggio magistrale). Sono tutte fasiimportantissime e quando funzionano tutte armonicamente si ha il capolavoro oil buon prodotto. La maggior parte degliautori ha un grande sogno, quello che il suo romanzo diventi un film diretto daun grande regista. A questo proposito, Stanley Kubrik, che era un appassionatodi romanzi e di storie dalle quali poter trarre un suo film, leggeva in modoquasi predatorio centinaia di libri e perché un racconto lo colpisse diceva: «Le sensazioni date dalla storia la primavolta che la si legge sono il parametro fondamentale in assoluto. (...) Quellaimpressione è la cosa più preziosa che hai, non puoi più riaverla: è ilparametro per qualsiasi giudizio esprimi mentre vai più a fondo nel lavoro,perché quando realizzi un film si tratta di entrare nei particolari sempre piùminuziosamente, arrivando infine a emozionarsi per dettagli come il suono di unpasso nella colona sonora mentre fai il mix.» (tratto da "La guerra delVietnam di Kubrick", di Francis Clines, pubblicato sul New York Times, 21giugno 1987). Tu fai la stessa cosa per scegliere una sceneggiatura e poiinvestire per farne un film? Cosa pensi delle parole di Kubrick a propositodelle "sensazioni" che deve essere ingrado di produrre una sceneggiatura, un romanzo, un racconto perché possa poidiventare un film? Penso che Kubrik abbia perfettamente ragione: dicosempre che la prima impressione è quella che conta e se l’impressione èpositiva puoi solo migliorarla. Kubrik, come riportano anche i backstage giratida sua moglie, amava trascrivere e riscrivere anche al momento le battute dadare all’attore. E a questo riguardo è interessantissimo il dietro le quinte diShining (in cui vediamo il Maestro fare cose che solo pochi come lui si possonopermettere)! Del resto Kubrik è Kubrik, lui è il Cinema, la visione, il frame,la perfezione assoluta. Oggi il pianetadell’arte, della produzione e della distribuzione cinematografica si stasviluppando in versioni al passo coi tempi dell’Homo Technologicus. Questa evoluzione, per certi versi darwiniana,è certificata dalle più recenti indagini di mercato e ricerche scientifiche sulconsumo della cultura della settima arte che vede superare abbondantementecoloro che si nutrono di cinema attraverso i canali in streaming, internet epay TV (oltre il 60%, dei quali la maggioranza sono soprattutto i cosiddetti Millennial) da coloro che ne gustano lavisione presso le sale tradizionali che appartengono soprattutto ai nati delNovecento (meno del 40%). Dati oggettivi che molti osservatori e criticicinematografici geriatrici contemporanei sottovalutano cercando di resistere aquesto futuro che oramai ha preso il sopravvento. Da produttore cinematograficoquale sei, cosa pensi di questo fenomeno, di questa realtà in così forteevoluzione? Come deve muoversi un produttore che vuole rimanere al passo coitempi? E tu cosa fai in proposito con le tue produzioni? La domanda è legittima ed estremamente importante.Infatti bisogna assolutamente stare dietro al mercato distributivo e - da piccoloproduttore quale io sono - voglio stare sempre dentro a piccoli budget per nonrischiare e non fare rischiare ai miei partner ed investitori. I grossi budgetli lasciamo alle major che sanno benissimo come riempire le sale tramite unadistribuzione capillare ed una comunicazione massificante, anche se c’è da direche il mercato è cambiato un po’ per tutti e tante volte pure loro perdonogrossi investimenti con dei flop costosissimi. Da produttore ed imprenditore pensoche la risposta migliore per non avere rischi sia l’investire nella comunicazioneutilizzando un film, come tante aziende oggi già fanno: "Il diavolo veste Prada"è per esempio un’operazione geniale di marketing, considerando che il prodotto ègià reclamizzato nel titolo del film! La tecnologia va sfruttata a nostrovantaggio cercando di utilizzare tutte le piattaforme per far arrivare ilprodotto all’utente finale. Il Cinema non potrà mai morire, e di fronte alvuoto di tante nuove generazioni la Settima Arte è sempre la risposta più forteche può servire come cura per la mancanza di cultura che c’è nei giovani oggi(a volte leggo i loro messaggi e temo un’analfabetismo di ritorno)! Chi sono secondote i più bravi produttori nel panorama internazionale e quali talenti hanno checonsentono loro di avere successo?  Sedovessi citare qualcuno, credo che nessuno saprebbe chi sono! Purtroppo spessoi produttori fanno parte di quella categoria che rimane sempre sconosciuta algrande pubblico... comunque tanto per fare dei nomi direi che Jason Blum eBrian Kavanaugh-Jones per me rimangono tra i numeri uno! E quelli italiani? Mi piace molto AntonioAvati. Hai avuto deimaestri, delle persone che ti hanno insegnato questo lavoro e che vuoiricordare in questa intervista? Se devo essere sincera ho imparato sul campo,sbagliando... dato che - come dice il famoso proverbio - sbagliando si impara! Maquando ho iniziato, oltre dodici anni fa, avevo comunque alle spalle già vari annie anni di impresa, dato che ho sempre gestito centinaia di impiegati epersonale aziendale. A Milano, dove assieme a mio marito abbiamo fondato l’Accademiadello Spettacolo, abbiamo avuto un teatro di nostra proprietà che si chiamava "Teatroestremo" ed abbiamo fatto una grande palestra di filmmaking grazie alla nostracasa di produzione audiovisiva Astarox, che vantava oltre 70 clientifidelizzati (tra i quali il Comune di Milano, L’Oréal, la regione Lombardia,Sony, ATM, etc....). Ho sempre fatto ricerche di mercato ed avviato business edimprese in tutto il mondo: in Giappone, in Korea, in Marocco, in Spagna... ed orain America! Avviare un’azienda per me è diventato quasi un gioco stimolante... ela cosa che mi piace maggiormente è dare vita sempre a cose diverse. Proprioper questo forse il cinema mi appaga più di ogni altra avventura... perché èsempre una storia diversa da raccontare! Perché secondo te oggi il cinema è importante nel mondocontemporaneo? Il cinema oggi èimportantissimo perché è un linguaggio realmente universale, che raggiungetutti al di là delle varie barriere culturali. Se qualcuno dei nostri lettori volesse inviarti unasceneggiatura, un romanzo, un racconto da valutare per trarne un film, cosadeve fare? Hai un ufficio che si può contattare online senza essereparticolarmente invasivi e dove i tuoi collaboratori possano selezionare evalutare con tempi certi le proposte che ti arrivano? Sì, ho una e-mail della miaCompany alla quale si possono mandare prima di tutto le Sinossi: per leggere edanalizzare bene uno script occorre tempoe anche qui dobbiamo ricordarci che il tempo ha un valore. Quindi lavalutazione critica è uno dei servizi che offre la mia agenzia. Stiamo inoltre lanciandoin questi giorni un seminario individuale: un intrigante webinar di sceneggiatura diviso in tre utilissime lezioniindividuali di un’ora ciascuna, nel corso del quale verranno spiegate le regoledi base su come affrontare una sceneggiatura qui a Hollywood... gli errori da nonfare per essere cestinati immediatamente... i formati standard... e come avere unasolida sceneggiatura fra le mani! Chi dei lettori fosse interessato, potràutilizzare questa e-mail per inviare il materiale richiesto ed essere valutato:info@lafirstep.com  Ci parli dei tuoiultimi lavori e dei lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando inquesto momento? In questo momento sto lavorando ad un film che siintitola "The Nemesis": dopo tanto tempo questo straordinario psycological thriller sta andando nelmigliore dei modi. Non voglio dire altro per scaramanzia! Questo è un classicocaso in cui io inizialmente pagai, tramite la nostra casa di produzione, dei professional readers per avere unavalutazione onesta. Quindi  - grazie alCielo - tramite una critica positiva e forti di una solidissima sceneggiaturasiamo riusciti ad avere già la pre-distribuzione prima ancora di girare ilfilm. Abbiamo inoltre già le proposte di alcuni attori famosi che vogliono farparte del progetto e stiamo chiudendo il budget, così che tra pochi mesi si andràin produzione. La regia e la scrittura sono di mio marito Max Leonida. Dove potrannoseguirti i nostri lettori e i tuoi fan? Quali sono le tue società che vuoiricordare in questa intervista? La mia Company americana si chiama Lafirstep, LLC.


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