07/12/2018, 12:36



Sidonie-Gabrielle-Colette,


 



Sidonie-Gabrielle Colette, la grande scrittrice da cinema chescrisse la storiadi Andrea Giostra  

Sidonie-GabrielleColette, nata a Saint-Sauveur-en-Puisaye il 28 gennaio 1873 e scomparsa aParigi il 3 agosto 1954, fu una celebre scrittrice, giornalista, artista francesedella prima metà del ’900, che ai saggi, ai romanzi, agli articoli, allerappresentazioni teatrali, alternò un vivace e sempre più coinvolgenteinteresse verso quella che sarebbe divenuta la settima arte. Colette fu unadelle prime intellettuali e la prima donna francese ad interessarsi al cinemain modo diretto e partecipato, nel senso che contribuì allo sviluppo dellanuova arte con la stesura di diverse sceneggiature, di dialoghi, disottotitoli. La collaborazione e l’interesse diColette per "le immagini in movimento", come venivano definite allora, iniziòquando ancora le pellicole erano realizzate in muto e in bianco e nero: aglialbori della nuova arte cinematografica, la cui importanza e il cui sviluppoculturale, artistico ed intellettuale, sfuggiva alla gran parte degli artisti edelle persone di cultura di allora. Il cinematografo, nei primi anni del Novecento,non era considerato una vera e propria arte, e veniva guardato con diffidenza euna forte dose di miope snobismo.La levatura intellettuale, gli stimolirivoluzionari delle sue opere e della sua vita, l’incidenza nella culturafrancese di Colette vennero certificati dai più alti riconoscimenti pubblici diallora: Membro della Belgian Royal Academy (1935); Membro della AcadémieGoncourt (1945) della quale divenne Presidente nel 1949; Cavaliere nel 1920 esuccessivamente, nel 1953, Grand’Ufficiale della Legion d’Onore. Fu la primadonna della storia francese a ricevere funerali di Stato.Paola Palma, con il suointeressantissimo lavoro di ricerca degli scritti e delle opere di Colette sulcinema, ripercorre le sue tappe nel mondo della settima arte, ed inparticolare, analizza e presenta al lettore di oggi i suoi scritti e le suerecensioni sulle opere cinematografiche di allora. Sono oltre cinquanta i testiscritti da Colette sul cinema che ritroviamo nel saggio di Palma che vengono rilettida una prospettiva contemporanea e interessante proprio perché allora la vision di Colette fu rivoluzionaria,com’è oggi rivoluzionario e cangiante il pianeta dell’arte cinematografica, chesi sta sviluppando in versioni al passo coi tempi dell’Homo Technologicus, certificatodalle più recenti indagini di mercato e ricerche scientifiche sul consumo dellacultura cinematografica attuale che vede superare abbondantemente coloro che sinutrono di cinema attraverso i canali streaming e pay TV (59%), da coloro chene gustano la visione nelle sale cinematografiche che appartiene al secolo scorso(41%). Evoluzione culturale darwiniana, quella del cinema, malgrado moltiosservatori e critici cinematografici contemporanei cerchino di resistere alfuturo della settima arte, come al tempo di Colette, gli stessi osservatori egli stessi critici, cercarono di resistere e di contrastare l’evoluzione diun’arte che avrebbe cambiato la storia della cultura occidentale prima eorientale poi.È proprio questo l’approccio che illettore dovrà avere nella lettura delle opere di Colette: un approccio che traslatoal Ventunesimo secolo ci fa comprendere come sono sempre gli stessi personaggi,conservatori del loro presunto sapere, nostalgici di un tempo divenuto oggisuperato, a prodigarsi con tutte le loro forze perché l’evoluzione naturale diun’arte venga "conservata" all’interno dei loro canoni obsoleti e inquisitori,privi di una prospettiva intellettiva che li faccia proiettare in un futurooramai dei giorni nostri, nel disperato tentativo di contrastare col loro ignudodito uno tsunami evolutivo che non tiene certo in alcuna considerazione igeriatrici-eruditi del nostro tempo, come quello di Colette, preoccupati diproteggere il loro presunto potere intellettuale più che di comprendere edaccompagnare l’evoluzione di un fenomeno culturale qual è oggi sotto gli occhidi tutti coloro che vogliono vedere quello del cinema. È vero che allora, come oggi, si sentonoe si leggono le stesse frasi rispetto allo sviluppo e ai nuovi canali didistribuzione di questa forma di conoscenza: populismo, bassa cultura, culturanon filtrata, prodotti artistici scadenti, etc.... Ma qui, oramai lo sanno tutti,siamo alle solite. Le nuove generazioni di adolescenti e di giovani adulti nonmostrano alcun interesse nei confronti di coloro che portano avanti questetesi; discorsi che, ahìloro, rimangono imprigionati in sterili gusci diprepotenza intellettuale che non trovano alcun riscontro nella culturacontemporanea e delle generazioni dei Millennialappassionati d’arte cinematografica.Colette, nei primi anni del 1900,quando il cinema era una proiezione in successione di immagini fotografiche, esubito dopo pionieristici filmati in bianco e nero e senza sonoro, aveva benintuito il potere culturale di quella che sarebbe diventata la più prestigiosae la più complessa delle arti proprio perché le avrebbe accomunate esintetizzate tutte in una: il cinema qual è oggi! I primi scritti sul cinema di Colettefurono pubblicati nel 1914 quando il nuovo mezzo di espressione artisticacominciava a muoversi all’interno di una direzione culturale, espressiva ecommerciale autonoma rispetto alle arti di maggior successo di allora. Neiprimi vent’anni del Novecento Parigi era unanimemente riconosciuta come lacapitale mondiale del Teatro, e lo divenne anche del cinema europeo. L’humusculturale di Colette fu privilegiato e fortunato nel permetterle di entrare incontatto intellettuale ed artistico con i grandi mastri di allora, primaparigini poi statunitensi. È fu questo uno dei motivi principali perché nel1914 a Parigi venne fondata la prima rivista europea interamente dedicata alcinema: Le Film. Questo giornalediede ampio spazio ad approfondimenti e a confronti culturali tra i maggioricineasti e cineamatori di allora, ed annoverò tra i suoi critici e scrittori ipiù importanti intellettuali francesi ed europei: André Heuzé, HenriDiamant-Berger, Jean Cocteau, Blaise Centrars, Max Jacob, Marcel L’Herbier,Georges-Michel Coissac, Armand Verhylle, e certamente Sidonie-GabrielleColette.Bastano queste poche righe perincuriosire l’appassionato di cinematografia su Colette e nello spronarlo aleggere i suoi scritti e i saggi contemporanei su questa grandissima artistafrancese, e magari... perché no?... andare a vedere la "Colette"di Wash Westmoreland nelle sale cinematografiche italiane dal 6 dicembre2018.
29/10/2018, 12:39



"Soldado"-(2018),-di-Stefano-Sollima


 



Recensione di Andrea Giostra  

Finalmente un bel thriller che al contempo possiede azione e dramma. La suspence non lascia lo spettatore dellaprima scena all’ultima, e questo è un grandissimo pregio per chi ama questo generecinematografico. Gli attori sono tutti bravissimi, con un Benicio Del Torosuperbo, e la narrazione è fluida e molto convincente. La fotografia e lemusiche fanno il resto, e rendono il film un ottimo action movie.Il traffico d’esseri umani è lacornice del film. I cartelli della droga messicani fanno più affari con imigranti clandestini che con la cocaina. Rischi minori e molto più guadagno.Come avviene d’altra parte nel Mediterraneo. I flussi incontrollati di clandestinisono anche il viatico di terroristi islamici che attentato alla sicurezza dellapopolazione degli Stati Uniti, ed è a quel punto che il Governo americano ècostretto ad intervenire con tempestività e violenza. Una strage terroristicain un supermercato del Texas dà il via ad un’azione di rappresaglia e di mortiche vede a capo l’agente Matt Graver (Josh Brolin) che ha il compito di faregiustizia e ristabilire l’ordine. Alejandro (Benicio Del Toro) è l’uomo diGraver che sa come muoversi e come agire in terra messicana, senza regole esenza legge. I risvolti umani saranno imprevedibili e la narrazione assumecontorni crudi e umani al contempo. Ed è a qual punto che inizia un’altrastoria, fatti di sentimenti più che di vendetta, di umanità più che dicrudeltà, di sano cinismo più che di opportunità. Il finale lascia aperta laporta della prossima puntata del sequelche non tarderà ad arrivare nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Il primo film di quella che è divenutauna serie, uscì nel 2015, dove "Sicario" doveva affrontare la violenza dei cartellidella droga tra il Messico e gli Stai Uniti. Adesso, dopo tre anni, nel 2018, "Soldado"di Stefano Sollima si intreccia nella frontiera messicana tra storie dimigranti clandestini, terroristi islamici, cinica politica estera americana,vendette e tradimenti.Il film è da vedere, intenso,corretto, che non lascia nulla al caso, e soprattutto ci fa capire cosa accadeveramente dietro le quinte del potere di questo mondo fatto di affari clandestinie politica selvaggia, che più che al bene comune, punta agli affari, al poterecoperto da una maschera di terribile ipocrisia e immoralità. 
08/08/2018, 20:27



"Giochi-di-potere"-(2018)-di-Per-Fly.


 



Film di produzione USA, Danimarca, Canada quanto mai attuale e contemporaneo. Ci sono delle domande potenti che il film innesca nella sua narrazione cinematografica. Sono tutte le domande alle quali la gente comune, che osserva questi accadimenti solo attraverso la televisione e i vari magazine e social di informazione, vorrebbe da sempre ricevere delle risposte vere. Ma si sa, il potere politico e finanziario dei giorni nostri da tempo ha deciso che «La prima regola in democrazia è che la verità non deve basarsi sui fatti, ma sul consenso generale.», come dice l’alto e potente diplomatico statunitense alle Nazioni Unite Pasha (Ben Kingsley) al giovane rampante di buone intenzioni Michael (Theo James). E quali sono le domande alle quali lo spettatore guardando questo interessantissimo film potrebbe trovare delle risposte? Tra le righe della narrazione cinematografica, le domande che emergono sono tante e si succedono repentine a ritmo delle sequenze accompagnate da una buona colonna sonora. Cosa si nasconde dietro le milionarie azioni benefiche delle Nazioni Unite? Quali sono i veri scopi delle ONG che operano nei paesi medio-orientali e del terzo mondo? Perché le multinazionali del farmaco hanno questi grandi interessi di apparente aiuto umanitario nei paesi cosiddetti poveri e a rischio di conflitto? Perché le grandi lobby economico-finanziarie sono presenti prepotentemente in tutti questi paesi in guerra e in grave crisi democratica? Qual è il vero interesse del potete politico dei ricchi paesi occidentali?
Le risposte sono apparentemente scontate, ma non troppo. Per capire il messaggio del film, occorre gustarselo e viverlo immedesimandosi con tutti i bravissimi protagonisti che riescono brillantemente a trasmettere un messaggio forte e onesto. Anche perché, non è possibile rimanere immuni quando nella attività diplomatica e politica i protagonisti vengono inglobati in un sistema consolidato che mantiene un equilibrio stabile negli obiettivi, che Pasha sintetizza a Michael in una semplice e, anche qui, apparentemente scontata battuta, «Non puoi combattere la tempesta.»
Giochi di Potere racconta la storia realmente accaduta di un giovane diplomatico statunitense, figlio di un diplomatico ucciso in Medio Oriente quando il ragazzo aveva solo cinque anni. Nel film il ruolo è di Michael (Theo James), che viene assunto come segretario particolare del potente Pasha (Ben Kingsley), il quale confida nelle qualità umane del ragazzo ricordando quelle del padre che aveva conosciuto in Iraq prima che venisse ucciso. Il compito che Pasha affida a Michael è il più importante in assoluto delle Nazioni Unite, il programma umanitario "Oil for Food". È a quel punto che la narrazione diviene fitta di intrighi di potere e di corruzione disvelando un sistema tanto consolidato quanto pericoloso per chi volesse metterne alla luce gli inconfessabili segreti.

recensione di Andrea Giostra


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