26/04/2019, 15:45



Ieva-Lykos,-attrice,-regista,-sceneggiatrice,-documentarista...


 Intervista di Andrea Giostra.



Ciao Ieva, benvenuta e grazie per la tua disponibilità.Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale artistadella settima arte?  Grazie anche a te, Andrea!Questa domanda mi fa sentire ai tempi dei casting per principianti... Lascio a tel’incarico di presentarmi attraverso questa intervista... Grazie infinite!  Bene, allora scopriremo chi sei dalle tue risposte... Qualè stato il tuo percorso artistico che ti ha condotto dove sei ora? Sin da adolescente hopartecipato a spettacoli teatrali che andavano in scena al Teatro Nazionale "Mihai Eminescu" di Botosani, la mia cittànatale, organizzavo e conducevo spettacoli live di vario tipo. L’Università d’Artedrammaturgica si trovava a Bucarest e alla mia famiglia sembrava scomodo farmi iscrivereli perché distava molto da casa mia, quindi optai per Giornalismo e Lettere iscrivendomiall’Università Statale di Iasi, capitale culturale della Romania. Sono venutain Italia con l’intento di trovarmi un lavoro per qualche mese e poi ritornarein Romania, avevo tanta voglia di essere indipendente, ma lo stivale mi haaffascinata così tanto che sono rimasta. A quel punto dovevo far ripartire lamia vita in Italia da zero, e decisi di farlo al meglio, tanto è vero che mi iscrissial Teatro Gedeone di Milano perapprofondire la tecnica di recitazioneStanislavskij, applicata sia al cinema che al teatro. Dopo quattro anni distudio e piccoli ruoli per Mediasete All music, mi preparai per uncasting al Teatro Puccini di Firenzeper uno spettacolo con la regia di RiccardoRombi. Il provino andò molto bene, ma ero ancora troppo giovane per quellaparte e non fui presa. Dopo circa un anno fui convocata dallo stesso registaRombi, che aveva preparato una sua versione del "Soldatino di Piombo" diAndersen, dove mi proponeva un doppio ruolo, quello della ballerina e quello diArlecchino veneto, un personaggio creato adhoc. Nel periodo in cui lavorai per la sua compagnia teatrale, Catalyst di Firenze, fui chiamata peruna puntata pilota di una sit-com, "Tuttia bordo", da girare sulla nave da crociera, con la regia di Riccardo Recchia, noto soprattutto per Zelig, dove ebbi il ruolo della barman,poi mi fu assegnato il ruolo di Marta nel film "Racconto Calabrese" di RenatoPagliuso. Dopo nemmeno sei mesi, ricevetti una e-mail dal regista Carlo Fusco che mi chiedeva ilmateriale per valutarmi per il ruolo della protagonista, Ester, in un suo film conun cast internazionale composto da BruceDavison (nominato all’Oscar per "X -men"), Daryl Hannah ("Kill Bill") e TomSizemore ("Salvate il Soldato Ryan"). Il fatto di aver recitato in quelfilm, mi portò ad un forte cambiamento professionale e decisi di dedicarmi soloal cinema. Dopo poco tempo, al regista Carlo Fusco fu proposto di fare un filmartistico sulla vita del personaggio siciliano Salvatore Giuliano, ma subito dopo rinunciò al progetto per mancanzadi fondi e io, affascinata dalla storia del bandito-eroe di Montelepre, gli suggerii di fare unfilm documentario che lui trovò interessante, ma solo da produrre. Mi consegnòla regia perché Fusco non ama dirigere film documentari. Come definirestiil tuo stile recitativo? Chi sono i tuoi modelli e chi sono stati i tuoimaestri che vuoi ricordare in questa intervista? Pensodi avere uno stile fatto di varie sfaccettature, che vanno dal brillante, aldrammatico. Dentro di me, oltre al sarcasmo e all’umorismo, c’è anche tantatragedia che forse è innata, dato le mie origini greche. Ma c’è anche una forterisorsa che traggo dal mio vissuto personale. Cerco di mettere il mio cuore inmano allo spettatore, sarà lui a decidere se sono degna di apprezzamenti o no. Lavita quotidiana, come per tutti, resta per me una grande risorsa, sia comeattrice che come sceneggiatrice. Si impara soprattutto dalla gente comune, dallavita di tutti i giorni, dalle piccole emozioni che, con un poco di fantasia, siconcretizzano poi in capolavori. Non sono d’accordo che un attore abbia per forzabisogno di formazione. C’è da dire che in Italia si autoproclamano tuttiinsegnanti, molte scuole rovinano talenti piuttosto che formarli. Io, ad esseresincera, per la scuola che ho frequentato, ne ho tratto enormi benefici. Quelloche ho frequentato io al Teatro Gedeone era un ambiente piccolo e difamiglia, dove i maestri non mi risparmiavano se sbagliavo, dove dedicavanotempo per seguirmi perché arrivassi ad un risultato compiuto. Il metodo Stanislawskijti conduce a cercare nelle più profonde viscere di te stesso. C’erano volte chetornavo a casa piangendo, mi faceva paura quello che scoprivo su me stessa. Duegrandi modelli che porto nella mente e nel cuore sono Anna Magnani e MerylStreep, per me sono in assoluto le attrici migliori, più complete e complessedi tutti i tempi. Tu sei anche unaregista e documentarista. Qual è stato il tuo percorso professionale perdiventare brava anche dietro la cinepresa? Chi sono stati i tuoi maestri? Nelperiodo dell’università organizzai due documentari per la televisione indiana, facendoda assistente ad un giornalista di Calcutta, Amarendra Chackravorty."La storia degli zingari" e "Il castello e i misteri di Dracula".Quell’esperienza mi hanno fatto maturare una buona idea rispetto all’uso dellacinepresa per fare documentari. Ne "Il Padrino del Bandito Giuliano", giàin distribuzione in tutto il mondo, che ho scritto e diretto, ho avuto comemaestro Carlo Fusco che era sempre sul set, in qualità di produttore, ed essendoanche regista, lo trovai un fiume in piena, con tante cose da insegnare e dallequali imparare. Una cosa importante da precisare è che in un documentario,oltre alla visione cinematografica, bisogna avere una buona dose di realismonell’esposizione dei fatti. I miei studi di giornalismo mi hanno aiutato moltoin questo perché il lavoro documentaristico e di reportage non dà molto spazio all’artisticità,alla creatività e al soggettività della narrazione.  Chi sono secondote i più bravi registi nel panorama internazionale e nazionale? E con chi diloro ti piacerebbe lavorare e perché? Nel panorama italianocredo sia GiuseppeTornatore. In lui quello che mi colpisce di più è soprattutto il suoperfezionismo nel quale mi ritrovo. Anche Tornatore ha prodotto e diretto documentariprima di diventare un grande regista. I suoi film appaiono perfetti da tutti ipunti di vista, dalla fotografia, ai costumi, alle scenografie, alla colonnasonora. Nelle sue opere nulla è lasciato al caso e questo mi fa apprezzaremolto i suoi lavori. Mi piacerebbe lavorare con Lars von Trier, ma non solo perché lo considero uno dei miglioriregisti in assoluto, bensì perché è un pazzo scatenato, un demonio sul set, unmancato dittatore e un misogino. Il regista influisce molto sull’interpretazionedell’attore e io funziono a meraviglia quando sono sotto pressione esoprattutto quando un uomo crede che noi donne valiamo poco. C’è una sorta disofferenza in me che viene ingigantita ed esposta meglio se sussistono tensionie vengo provocata. E poi sarei molto curiosa di osservare un matto partorire unnuovo capolavoro. Ci sarà una lieve forma di masochismo che giace in me? Non loso, sembra che le esperienze forti me le vado a cercare. Lui non me lo dimentichereimai, nel bene o nel male. Penso più nel male! «Lasceneggiatura è il genere di scrittura meno comunicativo che sia mai statoconcepito. È difficile trasmettere l’atmosfera ed è difficile trasmettere leimmagini. Si può trasmettere il dialogo; se ci si attiene alle convenzioni diuna sceneggiatura, la descrizione deve essere molto breve e telegrafica. Non sipuò creare un’atmosfera o niente del genere...» (Conversazione con Stanley Kubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Cosa ne pensi delleparole di Kubrik sulla sceneggiatura, considerato che più volte ti seicimentata anche come sceneggiatrice? Quanto è importante la sceneggiatura perla realizzazione di un’opera cinematografica? Con tutto il rispettoper Kubrik, credo non abbia pienamente ragione. Ho letto centinaia disceneggiature negli ultimi anni, mi occupo anche di produzione cinematografica eti assicuro che le sceneggiature buone, anche se scritte in modo "telegrafico",trasmettono non solo le atmosfere, i toni, ma anche tante emozioni. È altresìvero che uno script, letto da unaddetto ai lavori, non è mai come letto da una persona che nulla ha a che farecon questo mestiere proprio perché questo genere di scrittura potrebbe apparireloro sterile. Tuttavia, scrivere "Francescarespira affannata. Riprova ad aprire la finestra. Le fiamme del fuoco la stannoper raggiungere. Piange disperata." credo dia a chiunque un’idea chiara sututto quello che sta accadendo. La sceneggiatura è fondamentale perché se èscritta bene, difficilmente verrà fuori un brutto film. Ti faccio un esempiorecente che io stessa ho vissuto sulla mia pelle. Ho scritto una sceneggiatura,"Paradise Valley", che è andata lo scorso anno in produzione. Il registasul set iniziò a modificare alcune sfaccettature dei personaggi, tagliava e modificavadelle scene. Ero scossa, ma non potevo dire niente, alla fine è lui che ha l’ultimaparola e io i diritti li avevo ceduti. Si sa, i registi fanno spesso questo. Quandoho visto il film terminato, ero a dir poco scandalizzata dalla mancanza dialcuni dettagli che erano stati tolti in fase di montaggio. Quello che oggileggo dalle critiche di alcuni esperti è che quello è un film che colpisce, chenon stanca mai, che scorre liscio e che piace. Quindi, se lo scheletro è buono,nessuno te lo demolirà ed ecco perché la sceneggiatura è fondamentale in un’operacinematografica. Lo stesso vale per "A Beautiful Mind" o "AmericanBeauty", film citati a caso. Senza i cast geniali, magari i risultati nonsarebbero stati da Oscar, ma quei film comunque non potevano venirne fuoribrutti perché’ trattavano storie belle e scritte bene.  Perché secondo te oggi il cinema è importante? Il cinema è stato sempreimportante per vari motivi, ma oggi la sua importanza sta prevalentementenell’intrattenimento. In un mondo cosi frenetico, dove lo stress fa da padrone,la gente prova sollievo a staccare un attimo la spina e a non pensare ai propriproblemi per qualche ora. Questo è un motivo che vale per la maggioranza dellepersone che guardano film, per quel pubblico che non acquista più un biglietto perandare al cinema, ma sceglie di sedersi comodamente sulla poltrona di casa,guardando i colossal o i film indipendenti su Netflix o Amazon Prime. Inoltre,come negli anni passati, il cinema resta tuttora un importante veicolo pertrasmettere informazioni, fatti sociali, storici e culturali, rappresenta lospecchio della massa. Ma può anche migliorare le persone tramite storie dimeravigliosi personaggi, può peggiorare la società esponendo in modo attrattivola violenza, le dipendenze, le sensazioni forti, etc.  Tu, Ieva, sei anche una documentarista. Ci parli del tuoultimo lavoro che ha riscosso tantissimo interesse soprattutto negli StatiUniti d’America? "TheBandit Giuliano",in Italia "Il Padrino del BanditoGiuliano", è un film documentario che tratta la vita del bandito sicilianoSalvatore Giuliano e delle situazioni sociali che si sono create attorno a lui:la politica, la strage di Portella Della Ginestra, gli interessi americaniall’inizio della guerra fredda. In Italia questa storia, dopo più di 60 anni, èancora sotto il segreto di Stato, anche se la legge dice che "un segreto distato non può durare più di 30 anni". "Il Padrino" sarebbe ilresponsabile spirituale del bandito e del suo drammatico destino. In verità èpossibile che ancora oggi ci siano politici coinvolti in questa storia. Il miolavoro è stato quello di fare una descrizione a 360 gradi dell’assassino, eroe,bandito romantico Salvatore Giuliano di Montelepre, per dare il mio contributo allascoperta della verità, che la gente non ha mai conosciuto. Il film documentarioè stato presentato l’anno scorso al Festivaldi Berlino e distribuito in tutto il mondo dalla casa di distribuzioneamericana Adler&Associates di Los Angeles. La prima distribuzione è iniziatain USA e sono stata invitata anchein trasmissioni radio a Boston e New York per parlare della mia opera. Gliitalo-americani hanno un fortissimo interesse per le vicende legate a questopersonaggio. In Italia, inizialmente, molti hanno espresso un interesse palese perla vendita dell’opera, ma successivamente, avendo visto che il film raccontadelle verità crude, che si discostano dalla versione ufficiale che tutticonoscono di questa storia, sia dai tempi del film di Francesco Rosi, hanno iniziato a tirarsi indietro. Ad ogni modo, sulterritorio nazionale è possibile vedere il docu-film sulla piattaforma AmazonPrime. Penso che il mio lavoro possa essere considerato un prezioso contributoalla ricostruzione storica che ha portato all’autonomia della Sicilia e all’iniziodella Repubblica Italiana, e che in un certo qual modo rispecchia anchel’Italia dei giorni nostri.  A cosa stailavorando in questo momento? Quali i tuoi prossimi appuntamenti di lavoro? inquesto periodo scrivo moltissimo per definire dei progetti da presentare a Cannescon la società di produzioni cinematografiche Lykos Film. Tre dellesceneggiature sono mie e sarò alla ricerca di nuovi produttori. A Cannes non cisi ferma mai, è un mondo infinito di possibilità e di incontri. Lasceneggiatura alla quale sto lavorando in questo momento si intitola "L’UltimoCodice" e ho già diversi acquirenti anche se non ho ancora concluso illavoro. Il film "Paradise Valley", di cui ho scrittola sceneggiatura, sarà presentato al Marché de Film du Cannes nelperiodo del festival.  Immagina una convention all’americana, Ieva, tenuta in unteatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di cinema.Sei invitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti.Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazione,del teatro e della settima arte? Quali secondo te le tre cose più importanti daraccontare loro sulla tua arte? È molto importante che siparta con consapevolezza e quindi direi loro di appassionarsi, ma con un certodistacco possibilmente. La settima arte è come una musa che tutti vogliono, main pochi la possono avere. È quella musa di grande bellezza che quando meno telo aspetti, ti stupisce e quando fai progetti, ti delude, tanto da stroncarti. Direiloro che provoca grave dipendenza e che ogniqualvolta cercheranno di cambiarestrada, non riusciranno a resistere e torneranno indietro oppure la penserannosempre, angosciandosi per tutta la vita. Il cinema è magia, ma comporta unpercorso doloroso, che uno sia attore, sceneggiatore, regista o produttore, falo stesso. A loro la scelta! La concorrenza è tanta, dovranno avere costanza,fiducia, dedizione e disciplina, ma non prima di essere certi che dietro tuttoci sta una buona dose di talento. Come per tutte le cose belle, vale la pena sacrificarsi.La mia arte è quella di sfruttare le esperienze dolorose per imparare erafforzarmi, è quella di cogliere le frustrazioni, i timori, le angosce, la felicità,la gioia e farne tesoro, trasportandole nella mia recitazione e nelle mie sceneggiature.Penso che per fare bene questo lavoro bisogna vivere la vita fino in fondo, contutte le sue sfaccettature, trasformando il proprio bagaglio di esperienze inun bagaglio di risorse che all’occorrenza dovrai essere in grado di aprire e dimostrare con generosità al mondo intero.


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