01/05/2019, 12:30



Rina-La-Gioia,-regista-e-sceneggiatrice


 Intervista di Andrea Giostra.



Ciao Rina, benvenuta e grazie per la tua disponibilità.Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale artistadella settima arte? Qual è stato il tuo percorso artistico che ti ha condottodove sei ora? Una domanda bella, madifficile da rispondere in quanto, la mia militanza artistica è lunga eraccontarla tutta, rischio di ammorbare: mi limito a dire le cose più essenziali:quindi... pratico l’Arte sin da giovanissima età... Pittura, Scultura, Installazioni,esponendo in Italia e all’Estero, in Gallerie, Musei, Teatri. Ho lavorato inTeatro realizzando Scene e Costumi per Spettacoli di Compagnie professionali,fino ad approdare alla Biennale diVenezia. Lascio una docenza di disciplinePittoriche nel Liceo Artistico, rinuncio ad una cattedra di Pittura e accetto quella di Scenografia nelle Accademie di Belle Arti, fino a dedicarmi allascrittura drammaturgica: opere teatrali, pubblicate, premiate e prodotte inspettacoli con circuitazioni nazionali ed internazionali. Fondo "La Misenscène",un’Associazione artistica e culturale, sul pensiero di Joseph Beuys, trasformandola nel tempo in "La Misenscène Production", operativa fino ad oggi. Inogni ambito artistico, ho riscosso riconoscimenti, premi, anche per l’attivitàartistica. Dalla scrittura teatrale, a quella cinematografica, il passo èbreve: tutte espressioni artistiche che non si tradiscono tra di loro, ma siintersecano in perfetta simbiosi. Chi sono i tuoimodelli e chi sono stati i tuoi maestri che vuoi ricordare in questaintervista? Devoconfessare che, stranamente, mi rendo conto di non avermai avuto modelli o maestri. Questa mia dichiarazione, non vuole sottintendere nessunapresunzione, diciamo che, apprezzandone diversi, sia italiani che stranieri, misono lasciata trasportare, forse inconsciamente, dove mi ha portato il cuore,la mente, grazie alla mia lunga e ricca esperienza in vari campi dell’arte. Qual è stato iltuo percorso artistico e professionale per diventare brava dietro la cinepresa? Tuttala mia esperienza artistica mi è servita per poter stare anche dietro unacinepresa: partendo dalla fotografia, nel senso che da subito, ho fotografatotutti i miei lavori, di pittura, scultura, i plastici delle mie scenografie infase di allestimento, come se si trattasse della scrittura di scene, teatrali ocinematografiche, fino ad arrivare alle inquadrature delle location dei film,che per me, rappresentano dei quadri fini a sé stessi. Chi sono secondote i più bravi registi nel panorama internazionale e nazionale? E con chi diloro ti piacerebbe lavorare e perché? Nondico che sono i più bravi in assoluto, ce ne sono di altri registi, siaitaliani che stranieri che mi piacciono, ma preferisco citarne solo due: Tornatoree Clint Eastwood.... per la loro coerenza, essenzialità, rigore,equilibrati nel dramma e nella poesia... Quali gli attori che vorresti dirigere? Mi piacerebbe seindicassi tre italiani e tre stranieri con i quali non hai mai lavorato e chevorresti dirigere. Non è la prima volta che mi viene posta questadomanda, e per bisogno di coerenza, rispondo dicendo che, citandone alcuni, siaitaliani o stranieri, prediligerei questi, e credo che non vada bene. Ancoraoggi sono del parere che, nel momento in cui scrivo una storia, per unadrammaturgia o per una sceneggiatura cinematografica, in automatico si profilal’immagine di un attore, secondo me il più appropriato per interpretare quelpersonaggio, e faccio di tutto per coinvolgerlo nel mio progetto, certa di fareun buon lavoro. «Lasceneggiatura è il genere di scrittura meno comunicativo che sia mai statoconcepito. È difficile trasmettere l’atmosfera ed è difficile trasmettere leimmagini. Si può trasmettere il dialogo; se ci si attiene alle convenzioni diuna sceneggiatura, la descrizione deve essere molto breve e telegrafica. Non sipuò creare un’atmosfera o niente del genere...» (Conversazione con Stanley Kubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Cosa ne pensi delleparole di Kubrik sulla sceneggiatura, considerato che sei anche unasceneggiatrice? Quanto è importante la sceneggiatura per la realizzazione diun’opera cinematografica? La sceneggiatura perla realizzazione di un film è "importante", direi basilare: un lavoroper niente facile, e come non condividere il pensiero di Kubrik, civorrebbe una tavola rotonda per amplificare l’argomento. Comunque, la scritturadi una sceneggiatura ha il suo fascino: creare dal nulla, la parola che diventaimmagine, senza escludere la sofferenza per l’impossibilità a descrivere leatmosfere che vuoi. «Il cinema deveessere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo piùbello è quello del mito. Il cinema è mito». Sergio Leone(1929-1989). Cosa pensi di questa frase detta dal grande maestro Sergio Leone?Cosa deve essere il cinema per chi lo crea e per chi ne gode da spettatore?...  Non condivido questo pensiero: sono del parereche il cinema, ci offre si "divagazioni", "divertimento", maanche e spesso, a nostra insaputa, ci da la possibilità di"ritrovarci", riconoscerci", e vogliamo escludere un’occasioneper riflettere?... Il cinema, per chi lo crea, è una espressione artistica, ok,ma credo che fermarsi sul fatto estetico, sia riduttivo, mentre, se si aggiungequel qualcosa che vogliamo rendere pubblica, magari per condividerla, sarebbepiù costruttivo: credo anche che il pubblico ne sia consapevole. Perché secondo te oggi il cinema è importante?  Perché ci apre"finestre" sul mondo, esteriore ed interiore: un mondo in cui credo chenoi, inconsapevolmente, ci rifugiamo: perché bisognosi di "emozioni"?Perché no, inconsciamente le cerchiamo, e il cinema ce le regala, perché ilcinema, sottintende che le "emozioni", sono vitali per la nostrasopravvivenza.  Recentemente hai realizzato un cortometraggio che è statoselezionato per il prestigioso concorso "Tulipani di seta nera 2019" che vedela partecipazione di "Rai Cinema Channel". Ci parli di questo lavoro? Comenasce il corto "Sindrome" e qual è il messaggio che vuoi arrivasse a chi loguarderà? La "maternità", trattata nel film,vuole solo essere solo un pretesto, per sottintendere un messaggio vitale:"non arrendersi mai", e quanto possa essere importante l’Arte nelcontesto, in quanto sono del parere che la conoscenza dell’Arte è uguale aCultura, e quanto la Cultura possa essere fondamentale per la nostra crescita. Quindi"Sindrome" nasce da unadomanda: "La visione di un’Opera d’Arte, a seguito di estremicompiacimenti, fra estetica e spiritualità, tipici delle sindromi di Stendhal edi Gerusalemme, potrebbe generare una fede, una speranza, ai fini dellarealizzazione di un sogno? È la domanda che mi sono posta scrivendo"Sindrome", una storia liberamente ispirata, di una donna che,raggiunta la soglia dei quaranta anni e stanca del vuoto che la circonda,decide di dare un senso alla propria vita: diventare madre. realizzazione di unsogno? Mi piace rendere noto che, al di là dei miei intenti, dal momento che ilmio film è in Sala, non mi appartiene più: è semplicemente e solo del pubblicoche vorrà fruirlo, libero di condividere o no le mie domande, di scoprire lesue risposte, di riscontrare le sue emozioni. A cosa stailavorando in questo momento? Quali i tuoi prossimi appuntamenti di lavoro? Stolavorando su di un’opera prima di Lungometraggio: si tratta di una storia vera,liberamente tratta da un romanzo, che per il momento vuole essere top-secretsul titolo e sull’Autore. Posso solo anticipare che, se il cinema"informa", il mio lavoro può rappresentare un occasione per farconoscere e rinnovare la memoria di un Autore che ha lasciato un segno nellamondo della cultura italiana, e quindi valorizzare la cultura del propriopaese. Se il cinema "informa", perché non trattare una vecchia storia,ribaltandola in tempi più ravvicinati, in quanto sottintende problematichesociali attuale che possono riguardarci? E se il cinema "insegna", midomando: il mio film, potrebbe entrare in una progettualità attiva, pertrovare, insieme, soluzioni?". Per quanto riguarda i miei prossimiappuntamenti di lavoro, auspico di essere contattata da un Produttore,interessato a "viaggiare" insieme a me, per creare, insieme, altre"emozioni" da regalare. Immagina una convention all’americana, Rina, tenuta in unteatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di cinema.Sei invitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti.Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazione,del teatro e della settima arte? Quali secondo te le tre cose più importanti daraccontare loro sulla tua arte?  Se il mio presupposto è quellodi lavorare per condividere le mie creazioni con il pubblico, trovarmi difronte a dei giovani, appassionati di cinema, è una vera gioia, ma, rispondoalla domanda, facendo passi indietro con la memoria, e mi rivedo, ora dietrouna cattedra, ora in una sala cinematografica, a parlare di cinema, dei mieilavori, delle mie esperienze artistiche, delle difficoltà dei sacrifici, delleattese, degli entusiasmi, delle emozioni, e rivedere i loro sguardi proiettatisu di me, a volte notando i loro occhi umidi, e mai stanchi di sentirmidialogare, oltre che affascinati dalle immagini delle mie opere, rendendo noto,per esempio, come si parte da un’idea, arrivando ad un palinsesto praticabile emi riferisco sia al Teatro che al Cinema. Parlando di onestà nel lavoro, senza perseguirefacili arrivismi, le fatiche fanno bene, le ricompense di un lavoro fatto benesono come una manna dal cielo, inculcando a loro il concetto che niente èfacile, e ciò che più conta, non è il "traguardo", quanto il "partire".E se ancora oggi mi seguono, questo vuol dire che a loro ho trasmesso qualcosache non dimenticheranno mai e cos’altro potrei aggiungere!? ... 


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