06/08/2019, 12:28



"Perfetti-sconosciuti"-(2016)-di-Paolo-Genovese-


 RECENSIONE di Andrea Giostra



 PREMESSAHo visto il film di Paolo Genovese, "PerfettiSconosciuti", il secondo o il terzo giorno di proiezionenelle sale italiane! Era il mese di febbraio del 2016. Andai al Cinemada solo e me lo gustai tutto d’un fiato. Quando i titoli di coda cominciarono ascorrere pensai: «Se questo Film stasera l’avesse visto Woody Allen sisarebbe mangiato le dita e senza dubbio, ad alta voce, avrebbe gridato: "Shit!How the heck did I not think about it first! This is a masterpiece of Movie!Work of contemporary art! A neo-realist film that perfectly reflects the moderntime! It’s me that normaly does these kind of movies! But who is this PaoloGenovese who made a film so original and unique, in my style?". Ma questavolta, caro Woody, questo "manipolo di italiani" ti ha fregato! Sono statistraordinari! È questo che pensai allora!». Qualche giorno fa sull’Ansa e in moltissimo magazine di cinema,leggo che "Perfetti sconosciuti" di Paolo Generose ha battutoil record mondiale dei film con più remake della storia del cinema ditutti i tempi, entrando di diritto nel Guinness dei primati! Allora hopensato di scrivere queste due righe e di consigliare ai lettori di questomagazine di vedere quest’opera d’arte cinematografica italiana durante unadelle belle serate di quest’estate, perché è un film molto interessante eperché rispecchia i nostri tempi e questo periodo storico in particolaredominato dai social e dal virtuale. INTRODUZIONEIl film di Paolo Genovese è un capolavoro che si avvale di un castdi attori bravissimi e talentuosissimi, professionisti di altissimo livello chenulla hanno da invidiare alle Big Star hollywoodiane! La sceneggiaturaè un capolavoro, scritta a più mani, e forse per questo motivo raggiungevertici di brillantezza e genialità che ultimamente si vedono raramente in un filmitaliano: la "Creatività di gruppo" è sempre unica e strabiliante, nonbisogna certo scomodare Wilfred Ruprecht Bion (1897-1979), notissimo psicoanalistafreudiano del secolo scorso, che ne ha fatto una teoria psicodinamicaoriginalissima ed efficacissima, che esalta straordinariamente e giustamente illavoro di Gruppo quale strumento creativo ed assai originale! A questo punto bisogna citarli questi talentuosissimi sceneggiatori: FilippoBologna, Paolo Costella, Paolo Genevese, Paola Mammini, Rolando Revello.Ma tutto questo non sarebbe bastato se il Casting non avesse sceltouna "Squadra di Attori" bravissimi - non la chiamo "Cast di Attori"volutamente! - che hanno recitato la sceneggiatura con la stessa qualità"artistica" di come giocava al pallone il Barcellona di Guardiola:ritmo, sintonia assoluta, strategia, velocità, intesa, concentrazione, talento,passione, insomma, una narrazione filmica che non ha nulla da invidiare, per ilpathos e le emozioni che trasmetteallo spettatore, al fantastico Concerto, che potremmoimmaginare, di Wolfgang Amadeus Mozart "Concerton. 23 per pianoforte e orchestra K. 488", con al Piano RudolfSerkin, e la Direzione dell’Orchestra affidata a grandissimo ClaudioAbbado. Ma qui la "Squadra di Attori", "l’Orchestra di Attori" sevogliamo, è tutta italiana e sono tutti dei fuoriclasse assoluti, che sefossero dei calciatori verrebbero valutati decine e decine di milioni di euro.Eccoli: Kasia Smutniak, Marco Giallini, Valerio Mastrandrea, Anna Foglietta,Giuseppe Battiston, Edoardo Leo, Alba Rohrwache. Il Film "Perfetti sconosciuti" è uno straordinario esempio di lavoroconcertato da più "cervelli-italiani-non-in-fuga", è questo dà ancorapiù valore a quest’Opera d’Arte Cinematografica che dalla sua uscita ha riscossoun successo internazionale con pochi precedenti - bisognerebbe ritornare alle produzioniitaliane dei grandissimi registi della seconda metà del Novecento - che nonricordavamo dai tempi di "Nuovo Cinema Paradiso" (1988) di GiuseppeTornatore, Oscar 1990 come miglior film in lingua straniera; o daitempi de "La Vita è Bella" (1997) di Roberto Benighi, Oscar1998 come miglior film in lingua straniera. Mi scuso pubblicamente con Paolo Sorrentino se non lo cito in questaprospettiva, Artista che ammiro e amo tantissimo come scrittore, comesceneggiatore, come regista, e che secondo me è un Genio dell’Artecinematografica italiana, ma il suo bellissimo e straordinario Film "La GrandeBellezza" (2013), che ha vinto l’Oscar 2014 come miglior film inlingua straniera, non ha raggiunto quella risonanza mediatica e culturaleinternazionale che hanno raggiunto Tornatore prima e Benigni poicon i rispettivi film citati! RECENSIONEIl film racconta la storia di un gruppo di vecchi e consolidati amici chesi ritrovano una sera a cena per passare una bella serata insieme. Ad un ceropunto uno dei commensali, Eva, nel film la bravissima Kasia Smutniak,propone un gioco che richiama il "gioco della bottiglia della verità":gli amici si mettono in cerchio, e a turno, in un senso di rotazione, ognunodei partecipanti ruota la bottiglia e quando si ferma dovrà fare una domanda "privataed intima" alla persona del gruppo verso cui è diretta il collo della bottiglia,che non potrà esimersi dallo rispondere con sincerità svelando particolarianche intimi e imbarazzanti! La sceneggiatura immagina un altro interessante gioco, che trasmette allospettatore che empatizza con i protagonisti, emozioni da thriller psicologico:"il gioco del cellulare" che va messo sul tavolo in cui si stacenando, e quando suona si risponde col viva-voce, ovvero, si legge il WhatsApp,il Messenger o l’SMS che arriva! Genialità assoluta! È questo il fulcro dellanarrazione, delle dinamiche assolutamente imprevedibili e pathos-logicheche emergono dal momento dello squillo del primo cellulare che lancia, come undardo dell’antica Roma, un’emozione fortissima che arriva dritta dritta alcuore dello spettatore!Quello che accade durante la narrazione filmica, che lo spettatore vedrà,vivrà empaticamente, subirà finzionalmente come vittima una volta, comecarnefice la volta successiva, è reale e fortemente incisivo perché labrillante sceneggiatura tratta un tema attuale e quotidiano: siamo prigionieriinconsapevoli di una scatoletta alla quale abbiamo affidato, senza porre alcunacondizione, la nostra vita e il nostro destino! Ma il tema che la sceneggiatura mette in evidenza è al contempo anche un altro:viviamo in un periodo storico dove ognuno di noi ha una "second life",come direbbero gli americani che su questa questione da tempo portano avantiricerche e studi interessantissimi! In sostanza e in breve si tratta di una "vitavirtuale parallela" alla "vita reale e quotidiana" chetutti noi esseri umani terrestri viviamo in questo mondo con i suoi problemi,con le sue angosce, con le sue ansie, con i suoi successi e con i suoifallimenti lavorativi, familiari e relazionali.Alla "second life" non appartengono queste dimensioniemozionali negative e stressanti. La "second life" fa vivere allapersona che vi si immerge, una "dimensione protetta", anche se virtuale, cheforse ed in un certo qual modo, gli dà la forza e la consapevolezza di"sopportare" una "vita reale e quotidiana" altrimenti insopportabile!Allora le domande che dovremmo porci sono: non è che questa forma di vita virtualeparallela, della quale tutti noi, partner, mariti, mogli, compagne, compagnisiamo perfettamente conoscitori e consapevoli, oggi più che a sfasciare lerelazioni non serva, invece, entro certi limiti, a salvaguardarle eproteggerle? Non è che questa forma di vita virtuale parallela, noi esseri umanicontemporanei che viviamo il mondo delle nuove tecnologie comunicative erelazionali, la utilizziamo egoisticamente a nostro favore e la disveliamo e lamettiamo a nudo con estremo cinismo solo quando vogliamo che la nostrarelazione abbia una fine subitanea? Non è che questa forma di vita virtuale parallela fa comodo ad entrambi ipartner che sanno perfettamente che ognuno di loro vive una dimensione virtualeche stranamente solo se "non disvelata" alimenta la lororelazione e la fa andare avanti senza il rischio di drastiche rotture chesarebbero luttuose e assai dolorose per entrambi i partner?Oppure noi esseri umani del Ventunesimo secolo siamo così ingenui che nonimmaginiamo nemmeno che il nostro partner possa vivere un’altra dimensionevirtuale insieme a quella che quotidianamente condivide con noi nella «grazia di Cristo avendo promesso di esserci fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarci e onorarci tutti i giorni dellanostra vita.»? Detto questo, vi auguro una buona visione... e per chi non avesse vistoancora questo film, di vederlo questa estate perché certamente ne vale le pena.


1
Create a website