26/04/2017, 09:33



PERSONAL-SHOPPER


 



Nella passata edizione del Festival di Cannes Personal Shopper ha fatto discutere generando reazioni contrapposte da parte della critica e venendo, prevalentemente, fischiato.
Tuttavia, sebbene osticamente accolto, il film del francese Olivier Assayas ha ricevuto, ex aequo con Bacalaureat (un padre, una figlia) di Cristian Mungiu, il premio per la miglior regia.
In questa sua nuova opera l’autore francese si cimenta in una seconda proficua collaborazione con l’attrice Kristen Stewart dopo la prima esperienza, molto apprezzata, del precedente Sils Maria.
Tuttavia, mentre quest’ultima è un’opera di matrice spiccatamente teatrale, Personal Shopper si sforza di trovare soluzioni narrative più prettamente cinematografiche rivendicando, al tempo stesso, la propria natura autoriale nello sviluppo della vicenda.
La pellicola si colloca a cavallo tra diversi generi quali quello drammatico, il thriller psicologico e l’horror soprannaturale e, sebbene si presenti come una ghost story, argomento derivato dalla passione del regista per il cinema di origine orientale, diviene metafora di un tentativo di elaborazione del lutto e spunto per interrogativi sulla possibilità/speranza, da parte della protagonista, riguardo all’esistenza di una vita ultraterrena.
Il regista lascia volutamente alcuni passaggi oscuri assegnando al pubblico il compito di interpretare determinate sequenze in base alla propria percezione e sensibilità.
Il montaggio dell’opera è complessivamente statico e si focalizza esclusivamente sulla protagonista Maureen, interpretata da una minimalista e brava Kristen Stewart che sembra aver trovato, con il regista francese, un sodalizio vincente capace di farla apprezzare anche dalla critica più severa.
Merito dell’opera, a prescindere che possa piacere o meno, è la capacita di creare un effetto ipnotico negli occhi dello spettare sino allo spiazzante epilogo.
Antonio Flavio Raimondi


1
Create a website