04/05/2017, 12:24



LA-TENEREZZA-DI-GIANNI-AMELIO


 



Gianni Amelio ritorna dietro la macchina da presa a 4 anni dal film “L’intrepido”, suo ultimo lungometraggio di finzione. Per questa nuova fatica trae spunto dal romanzo di Lorenzo Marone “La tentazione di essere felici” lasciando evincere, sin dal titolo stesso “La tenerezza”, quella che è la propria dichiarazione di intenti. Amelio ha il pregio di adoperare un tocco delicato, nonché di non eccedere mai in un’ostenta ed autoreferenziale eleganza, per tutta la durata del film venendo coadiuvato da un cast attoriale particolarmente in parte ed in grado di dare, in maniera credibile e non caricaturale, fisicità ed espressività ai personaggi. Su tutti emerge la figura dell’ex “famoso e famigerato” avvocato interpretato, in maniera minimalista e stropicciata, dal grandissimo Renato Carpentieri già al servizio di Amelio nel suo “Porte aperte” del 1990 (nominato all’Oscar come miglior film straniero) e ne “Il ladro di bambini” di due anni più tardi. Alla sofisticatezza della messa in scena contribuisce in maniera significativa la fotografia del direttore Luca Bigazzi (abituale collaboratore di Paolo Sorrentino) che permea l’opera di una malinconica luminosità. Purtroppo il film non sempre riesce a mantenere un elevato livello di attenzione nello spettatore anche per via della sua struttura bipartita che, a causa di un evento tragico, fa virare bruscamente l’andatura dell’opera. Il senso di quest’ultima si può riassumere nel bisogno del contatto umano come l’emblematico sfiorarsi di due mani che divengono icona stessa del sentimento di “tenerezza” di cui tutti i protagonisti del film, ciascuno a proprio modo, hanno disperato bisogno.
Antonio Flavio Raimondi


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