22/05/2017, 11:25



Scappa---Get-out


 



Per questo esordio alla regia l’attore Jordan Peele, che sino ad ora al cinema aveva recitato in modeste commedie, si è affidato alla filosofia della casa di produzione della Blumhouse Productions di Jason Blum ed ai suoi investimenti a micro budget.
Il film, costato circa 4 milioni di dollari, ha già superato quota 170 nel solo mercato americano divenendo già un vero film di culto tra gli amanti del genere e non solo.
L’incipit è ispirato al soggetto di “Indovina chi viene a cena?” di Stanley Kramer salvo, pian piano, virare verso il genere thriller/horror.
La pellicola, rimanendo fedele ai dettami del genere ma avendo, altresì, la capacità di trovare delle nuove soluzioni narrative e visive, risulta essere fortemente attuale per le tematiche affrontate, quale quella della discriminazione nei riguardi della comunità afroamericana e di una forte ipocrisia e doppiezza di un certo tipo di alta borghesia americana.
Il curioso binomio tra la sceneggiatura, scritta dallo stesso Peele, di carattere socio/politico ed un’opera che volge bruscamente verso il genere horror risulta maggiormente comprensibile ove si consideri la circostanza che è nata a cavallo tra due ere presidenziali.
Infatti, Peele, ha concepito l’idea di Get Out circa 8 anni fa sotto la presidenza Obama salvo, dopo innumerevoli cambiamenti alla sceneggiatura, portarlo alla luce in piena era Trump.
Nel film tutti gli elementi si armonizzano coerentemente con quello che è il suo spirito a partire da una grande interpretazione del giovane protagonista Daniel Kaluuya che, con il suo sguardo al limite tra lo smarrito, l’incredulo e il terrorizzato, darà una parvenza di credibilità all’incubo nel quale si troverà coinvolto.
Dopo tanti horror o pseudo tali, tutti fin troppo simili tra di loro, finalmente un prodotto innovativo che, anche grazie alle inquietanti musiche fortemente disturbanti, indurrà lo spettatore in un crescente stato di apprensione emotiva e solidarietà nei confronti del giovane protagonista.
Un esordio coraggioso che ripaga a pieno i rischi cui il regista è andato incontro volendo piegare il genere cinematografico a quello che era il concetto sociale da veicolare.
Antonio Flavio Raimondi


1
Create a website