23/02/2017, 12:50



ARRIVAL-di-Enrico-Lo-Coco


 



Glin alieni arrivano sulla terra e provano a comunicare con la razza umana; nnegli Stati Uniti, spetta ad una rinomata insegnante di lingue (Amy nAdams) tentare di decifrare il messaggio e replicare, con l’aiuto di un nnoto scienziato (Jeremy Renner).
La fantascienza secondo Villeneuve interpreta discretamente il “costume” di genere (alieni eptapodi,n design della navicella spaziale extra-terrestre, mistero contingente), ndando il meglio di sé nel comparto sonoro, cifra di quel carisma tecnicon che lo contraddistingue; eppure, avrebbe potuto esserci moltissimo naltro. Sarebbe forse bastata mezz’ora in più, o uno sceneggiato meno nridondante sulla parte politica (inevitabile, ma qui macchietta; avesse nsfiorato la parodia, avrebbe significato qualcosa, ma ci si avvicina al nridicolo). Invece, il compitino del bravo scolaro che meno di un certo nvoto in fiducia non avrà.
La splendida parte linguistica è nmeramente costola di uno scheletro più ampio, curvo, scoliotico ancorchén “datato”; lo sforzo di applicare un mezzo più televisivamente nfunzionale è reso vano dalla mancata caratterizzazione linguistica dellon stesso, che impoverisce la dimensione scenica del linguaggio, ndisarticolando la teatralità (quivi purtroppo solo potenziale) di un ncontatto alieno implicito, introverso, ancorché mistico.

Il non detto c’era, il linguaggio poteva abbattere la quarta parete. Ma tanto rumore per nulla.
n Peccato, abbiamo assistito ad un enorme spreco di risorse. Forse volevan essere metafora dell’operazione di tutto il film, ma in quel caso nmancherebbe persino il giusto approccio alla paraculata.

Arrival, in sostanza, è 8 in pagella ma 5 in condotta.


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