08/06/2017, 09:09



47-metri-di-Johannes-Roberts


 



47 metri di Johannes Roberts si inserisce in quel filone di film a cavallo tra l’horror ed il thriller che fanno dell’elemento ansiogeno la loro componente principale.
Il regista, infatti, è un mestierante del genere (suo il film The Other Side of the Door del 2016) che, in questo caso, si cimenta con il sottogenere del survival horror giocando con lo spettatore che si troverà, letteralmente, immerso in un crescere di tensione emotiva ed in uno stillicidio psicologico.
A livello tecnico ed artistico non è sicuramente memorabile ma se la si prende quale opera di mero intrattenimento, senza essere particolarmente pretenziosi, allora può considerarsi un prodotto ben riuscito.
La durata breve di neanche 90 minuti permette allo spettatore di mantenere un elevato livello di attenzione senza che la noia prenda il sopravvento, il resto lo fanno la coinvolgente sinossi e la location in grado di creare uno stato di immedesimazione molto elevata in chi guarda.
Seguiremo, infatti, le disavventure di 2 sorelle che, spinte dall’adrenalina di fare un’immersione in mare aperto all’ interno di una gabbia e poter così provare il brivido e l’ebrezza di essere circondate da un gruppo di squali bianchi in apparente sicurezza si ritroveranno, a causa di un incidente, sul fondo del mare a 47 metri di profondità chiuse nella gabbia e con una disponibilità di ossigeno sempre più ridotta.
Roberts, anche in veste di co-sceneggiatore, ha il merito di creare un film basato esclusivamente su un originale soggetto di partenza che riesce a dare né più né meno di ciò che promette.
Nota di merito al sonoro ed al montaggio sonoro che contribuiscono, in maniera decisiva, a dare maggior spessore all’angosciante situazione in cui si trovano le protagoniste del film ed alla disperata corsa contro il tempo per raggiungere la salvezza.
Antonio Flavio Raimondi


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