22/06/2017, 11:51



Una-doppia-verità


 



Dopo il successo di critica e la nomination all’Oscar come miglior sceneggiatura originale ottenuta nell’esordio alla regia con Frozen River (2008) la regista Courtney Hunt, per questa sua opera seconda, si cimenta con il complicato genere del legal thriller.
Un genere particolarmente ostico ove si tenga conto che il mezzo cinematografico ha partorito, nel corso degli anni, dei veri e propri capolavori collocati tra il legal drama ed il legal thriller.
L’opera vede come protagonista Keanu Reeves nei panni dell’avvocato di un giovane accusato di parricidio che sembra non aver alcuna intenzione di collaborare con il proprio difensore chiudendosi in un ostinato silenzio ed in una reticenza perseverante.
Nei panni della madre dell’accusato di omicidio troviamo Renée Zellweger ed in quelli del padre assassinato un Jim Belushi particolarmente in parte nel dar corpo ad un personaggio fastidioso ed aggressivo.
La regista, sin da subito, palesa la propria dichiarazione di intenti con la quale intende condurre lo sviluppo narrativo dell’intero film catapultando lo spettatore all’interno dell’aula di tribunale, durante lo svolgimento del processo, tra l’avvicendarsi degli interrogatori da parte degli avvocati ed il susseguirsi delle deposizioni dei testimoni.
Saranno proprio le deposizioni testimoniali ad aprire delle brecce spazio-temporali nel corso dello svolgimento del processo che permetteranno, con l’uso/abuso della tecnica del flashback, di inserire nuove versioni e nuove tessere al mosaico della vicenda cui assiste lo spettatore.
L’idea è intrigante ma spesso la tensione psicologica subisce dei cali proprio a causa di questa ostinatamente ricercata frammentazione narrativa e soluzione di continuità.
L’impressione è che la regista, dopo aver stupito la critica con il precedente acclamato Frozen River, in questa sua opera seconda si sia adagiata limitandosi a far affidamento ad un’intrigante, ma non particolarmente originale, idea di partenza ed alla voglia di riscatto di due attori (Reeves e la Zellweger) che non stanno vivendo un momento particolarmente luminoso della loro carriera.
Rimane un prodotto godibile per una serata ma che non lascerà il segno all’interno del suindicato genere cinematografico.
Antonio Flavio Raimondi


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