06/07/2017, 00:24



King-Arthur---Il-potere-della-spada


 



Per questa nuova trasposizione cinematografica del mito di Artù, a 13 anni dal King Arthur di Antoine Fuqua (2004), la Warner Bros. ha deciso di affidarsi al regista ultra pop britannico Guy Ritchie investendo ben 175 milioni di dollari.
Ritchie, abituato alla rivisitazione di icone della letteratura inglese, suo il dittico di film dedicati alla figura di Sherlock Holmes interpretato dal bravo Robert Downey Jr., si cimenta in una produzione estremamente grande considerato il budget a disposizione e, pertanto, molto rischiosa.
L’opera, ispirata a "La morte di Artù" di Thomas Malory, avrebbe dovuto segnare l’inizio di un’esalogia che avrebbe portato alla presenza del mito di Artù sugli schermi cinematografici per i prossimi anni, tuttavia il botteghino non ha dato le risposte che la casa di produzione si sarebbe aspettata da un simile investimento mettendo a forte rischio la prosecuzione dell’esalogia stessa.
Il film risulta, per grandi tratti, leggero e scorrevole, caratterizzato fortemente dallo stile del suo regista che alterna scene movimentate e di frenetica azione alla sua consueta autoreferenziale ironia che ne costituisce un macchio di fabbrica.
Nel cast attoriale spicca il villain interpretato da un bravo e viscido Jude Law, non a caso era il Watson dei due film su Sherlock Holmes realizzati dallo stesso regista, che interpreta Vortigern l’usurpatore del trono di Artù.
Il montaggio dell’opera contribuisce ad assecondare il ritmo del film raggiungendo, in certe sequenze contraddistinte dall’inconfondibile tocco di Ritchie, un ritmo forsennato ed incalzante.
Le scene di combattimento, dove viene sprigionata l’enorme potenza di Excalibur, non a caso il film in Italia viene distribuito con il titolo di King Arthur -  Il potere della spada (in originale King Arthur - Legend of the sword), sono accompagnate da un sempre più inflazionato utilizzo della tecnica dello slow motion che ne fanno perdere qualsivoglia ambizione di "serietà" rendendolo, a tratti, simile alle sequenze di un videogioco.
La colonna sonora firmata dal Daniel Pemberton, già al lavoro con il regista nel suo precedente flop Operazione U.N.C.L.E., aggiunge adrenalina ed enfasi allo sviluppo della narrazione.
In sostanza il film risulta essere un piacevole e non impegnativo intrattenimento ove si conosca e si apprezzi lo stile scanzonato e pop di questo regista britannico, in caso contrario verrebbe etichettato come un giocattolone ed immediatamente dimenticato.
Antonio Flavio Raimondi


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