23/07/2017, 11:25



lack-Butterfly,-diretto-dal-regista-Brian-Goodman


 



Black Butterfly, diretto dal regista Brian Goodman, è il rifacimento cinematografico del film televisivo francese del 2008 Papillon noir che venne interpretato dall’ex stella del calcio, reinventatasi attore, Eric Cantona (Il mio amico Eric di Ken Loach).
La sinossi, prima di prendere pieghe e strade totalmente differenti, rimanda alla memoria quella del più celebre Misery non deve morire ma a ruoli invertiti.
Infatti, in questo caso, è lo scrittore/sceneggiatore interpretato da uno stropicciato Antonio Banderas ad accogliere nella propria abitazione un misterioso e perfetto sconosciuto (Jonathan Rhys Meyers) dal quale è stato aiutato nel corso di un litigio accesosi con un camionista all’interno di un bar.
Sarà lo stesso scrittore che, sentendosi in debito, ospiterà nella propria casa l’enigmatico Jonathan Rhys Meyers che, progressivamente, diventerà il suo aguzzino tenendolo in ostaggio sotto il suo stesso tetto ed incitandolo/costringendolo a riprendere a scrivere lasciandosi ispirare dalla storia che stanno vivendo.
L’opera si apre con un brevissimo flashforward e prosegue incentrando l’attenzione sulla vita solitaria del personaggio di Banderas in piena difficoltà economica a causa del classico blocco creativo.
L’originaria matrice da film per la TV si avverte, soprattutto, nella prima parte che risente delle tempistiche televisive maggiormente dilatate rispetto a quelle cinematografiche.
Con il proseguire della storia l’opera trova una collocazione più prettamente cinematografica e si sviluppa come thriller psicologico basandosi sulla contrapposizione, nonché sul serrato duello psico-fisico, dei suoi interpreti protagonisti sui quali si edifica interamente la struttura del film.
Il regista, la cui opera prima è stata Boston Streets del 2008, si diverte a confondere lo spettatore facendo virare bruscamente lo sviluppo narrativo e ribaltando i ruoli tra vittima e carnefice ma, sebbene il cambio di prospettiva riesca a trasmettere l’auspicato effetto sorpresa, Black Butterfly perde progressivamente plausibilità di pari passo con il suo incedere verso la conclusione.
Sarà proprio l’epilogo, semplicistico e accomodante, a giustificare ciò che fino a pochi attimi prima sembrava essere divenuto sempre più forzato.
Il film gode di buoni spunti a livello narrativo ma il suo brusco cambio di marcia e la conclusione con la quale si tenta di chiudere il cerchio lasciano l’amaro in bocca e danno l’impressione di un’opera che perde progressivamente coerenza.
Da notare il cameo dell’importante regista Abel Ferrara ed il lavoro fatto sui costumi dall’italiano Massimo Cantini Parrini già visto all’opera su Il racconto dei racconti di Matteo Garrone.
Antonio Flavio Raimondi



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