25/09/2017, 16:36



Miss-Sloane-–-Giochi-di-potere


 



Miss Sloane – Giochi di potere si colloca tra il genere drammatico ed il sofisticato sottogenere del thriller politico con una sceneggiatura, esordio dello sceneggiatore britannico Jonathan Perera, che tratta una tematica di forte empatia e di grande attualità per la società americana come quella della regolamentazione della vendita delle armi.
Il regista britannico John Madden (La mia regina, 1997; Shakespeare in Love, 1998) dirige con mano ferma l’algida donna in carriera interpretata dalla grande Jessica Chastain che dà vita, con credibilità ed in maniera tagliente, ad una delle lobbiste maggiormente influenti di Washington.
Grazie a questa performance attoriale la Chastain ha ottenuto una nomination agli ultimi Golden Globe come miglior attrice in un film drammatico continuando la propria ascesa professionale e confermandosi a proprio agio nel dar vita a donne dal carattere forte e risoluto (si veda Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow).
La sinossi del film ruota intorno alla “battaglia” che vede coinvolta in primo piano una lobbista particolarmente potente nell’ambiente, la Miss Sloane del titolo, che cercherà di smuovere le coscienze a favore dell’approvazione di una proposta di legge che mira a regolamentare e rendere maggiormente sicura la vendita indiscriminata delle armi.
In questa battaglia, di natura ideologica e morale oltre che politica, dovrà fronteggiare la potente lobby delle armi che invocherà, in maniera ricattatoria, il II emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America per argomentare le proprie tesi contro l’approvazione della predetta proposta di legge.
La sceneggiatura del film affilata, tagliente e cinica è interpretata alla perfezione da Jessica Chastain che presta il proprio corpo e la propria fisicità ad una donna che, per la propria carriera professionale, ha rinunciato a tutto.
Ed è proprio questo il sottotesto principale dell’opera, ovvero il racconto di una profonda e radicata emarginazione e solitudine da parte di una donna di potere che, per aver deciso di dedicare anima e corpo al proprio lavoro, viene ghettizzata e guardata con diffidenza dalla maschilista società circostante.
La regia è cucita addosso alla propria protagonista che riempie, con la propria fisicità e gestualità, ogni inquadratura dettando i tempi dello sviluppo narrativo e catalizzando su di sé lo sguardo dello spettatore.
In conclusione il film scorre in maniera fluida sino al proprio epilogo cosa che non era facile se si considera la complessità e la spinosità degli argomenti, con conseguenziali sottotesti, affrontati nel corso della narrazione.

Antonio Flavio Raimondi.


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