24/03/2017, 09:47



ELLE


 



Il 78enne regista olandese Paul Verhoeven, con tanto di laurea in matematica e fisica ed esperto nel provocare lo spettatore, un talento nato per realizzare film erotici misti a thriller (ricordiamo tra i tanti Basic Instinct ,1992), porta sul grande schermo un film tanto complesso quanto controverso. La trama, il plot narrativo di certo non è tra i più originali; uno stupro subito da una donna, Michelle che, anziché rivolgersi alla polizia e denunziare l’uomo di cui ha subito violenza, con fredda naturalezza decide di andare avanti come se nulla fosse accaduto, iniziando quasi un gioco di inganni e di seduzione con l’uomo che l’ha stuprata e violentata. Viso pallido, capelli scompigliati ramati, rossetto ambrato appena accennato, tailleur nero da manager, camicia color crema e rigoroso cappotto beige, Michelle, titolare di una società che produce videogiochi, conduce una vita normale fino a quando non entra nuovamente in contatto con il suo aggressore. Candidata al premio Oscar 2017 come miglior attrice protagonista e già vincitrice della Coppa Volpi per il film "Il buio nella mente" (1995) di Claude Chabrol e nomination Cesar 2013 non protagonista per (un film che Io ho adorato) Amour di Haneke, Isabelle Huppert regge da sola l’intero film dando immensa prova di bravura recitativa nonostante il suo corpo esile e minuto, come se da un piccolo bonsai venisse fuori tutta la grandiosità della sua recitazione, magistrale in questo film. La salvezza della pellicola sta tutta dunque nella bravura della sua protagonista, per il resto c’è molta confusione nella mente del regista, soprattutto nelle battute finali, creando un calderone di situazioni (la madre, il padre, il figlio di Michelle, la vicina di casa e la sua fede in Dio, incontro con l’amica al cimitero, etc.) che fanno sicuramente da contorno e da orpello ad un film discreto. È come se il regista fosse partito con le migliori intenzioni e che si sia fermato strada facendo, e mi riferisco ad un punto di vista di squisitamente di regia, poco lineare, e che non dà al film quella solidità e robustezza di cui ha bisogno nel finale per chiudere.Poca suspense e poco thriller. Voto:7+
GABRIELLA SANZONE


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