17/08/2019, 13:46



Il-doppiatore,-questo-(s)-conosciuto-
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 di Franco Verruso



Lo scorso 10 febbraio all’etàdi 92 anni è scomparsa Miranda Bonansea che, dal 1952 al 1962 fu la primamoglie di Claudio Villa. E’ stata la più celebre attrice bambina degli anni ’30in Italia e molto attiva come interprete radiofonica e doppiatrice. Infatti,era sua la voce delle giovanissime attrici Shirley Temple, June Allyson, JanePowell, Marilyn Monroe ma, occasionalmente, doppiava anche Lana Turner, GraceKelly, Jean Simmons, Judy Garland, Leslie Caron e molte altre. A proposito didoppiatori, val la pena ricordare che diversi anni fa, come riportava lastampa, "taceva per sempre la più bella voce del cinema italiano"; moriva,infatti, Emilio Cigoli. Ai giovani e ai giovanissimi questo nome non dirànulla, ma non, certamente, ai più anziani e ai cinefili. Cigoli è stato unbravo attore trascurato, a torto, dal cinema, ma rivalutato più tardi dallaRai-TV, che nel doppiaggio, lavorandovi per oltre 40 anni, ha trovato unasolida quotazione. Alcuni tra i più famosi attori francesi e americani, comeJean Gabin, Charles Boyer, Gregory Peck, William Holden, Louis Jourdan, ClarkGable ma, soprattutto, John Wayne e Gary Cooper, parlavano con la bella vocedel compianto Cigoli. Ma, cos’è il doppiaggio? E’ quel procedimento tecnico chepermette di sostituire alla colonna sonora originale di un film, una nuovacolonna sonora parlata nella lingua del paese in cui la pellicola saràprogrammata. Da qui, due necessità fondamentali: che la durata delle frasi e ilsincronismo dei movimenti labiali, del suono e dell’azione, abbiano arisultare, per quanto possibile, identici nell’originale e nel doppiato. Unaseconda esigenza, ugualmente importante sotto il profilo estetico, investe lascelta delle voci dei doppiatori che devono corrispondere, nell’intonazione, aquella degli attori originali. Chi sono e come lavorano i doppiatori,soprannominati "i soliti ignoti dello schermo" poiché, anche se si tratta diattori famosi, restano pur sempre delle ombre sconosciute quando prestano laloro voce ad altri attori che, dal dopoguerra in poi, non sono soltantostranieri, per questo motivo, snaturando il primo e più autentico significatodella parola, nell’uso comune, si chiama doppiaggio anche quello eseguito suifilm ripresi nella nostra lingua ma, per i quali, si rende necessaria lasostituzione della voce degli interpreti con quella di attori che siano dotatidi una voce più fonogenica e, ciò che avviene più frequentemente, di qualitàartistiche. Nel periodo dei "telefoni bianchi" e con l’avvento del neorealismo,con la gente presa dalla strada, il doppiaggio diventa un’esigenzafondamentale. Dal 1977 tale esigenza è maggiormente sentita quando, con lanascita della TV privata, numerosi telefilm, cartoni animati, soap-opera edocumentari, invadono il piccolo schermo. Tra gli attuali, numerosi, doppiatori,Rita Savagnone (Vanessa Redgrave, Lauren Baccal, S. MacLaine, Jea Collins, LizaMinnelli); Giancarlo Giannini (Al Pacino, Jack Nicholson, Michael Douglas). Giuliana Lojodice (Nadia Tiller, MagdaKonopka, Barbara O’Neil, Abbe Lane). Stefano De Sando (Robert De Niro, MartinSheen, James Gandolfini, Ben Kingsley). Simona Izzo (Kim Basinger, Carol Alt,Jessica Lange, Melanie Griffith, Olivia Newton-John),Michele Gammino (Harrison Ford,  KevinKostner, Richard Gere, Morgan Freeman, Jack Nicholson), Luigi La Monica(William Hurt, Jeff  Bridges, RobertRedford, Martin Sheen, Eric Roberts, Liam Neeson), Emanuela Rossi (SissySpacek, Michelle Pfeiffer, Kim Basinger, Debra Winger, Glenn Close, IsabellaRossellini). Tra gli scomparsi, per la maggior parte notissimiattori teatrali, di cinema e TV, ricordiamo Gino Cervi (che doppiava OrsonWelles, Laurence Olivier, Alec Guinnes), Ubaldo Lay (Adolfo Celi, SergeReggiani, Otto Kruger), Anna Miserocchi (Irene Papas, Bette Davis, DeborahKerr, Jennifer Jones, KatharineHepburn), Lauro Gazzolo, specializzato nella voce dei vecchietti dei filmwestern e, inoltre, nel doppiare Walter Brennan, Fernandel, Peter Lorre; ilfiglio Nando Gazzolo (Peter Cushing, David Niven, Rex Harrison, RichardWidmark, Yul Brinner, Christopher Lee),), Renzo Palmer (Tony Curtis, OliverReed, Rod Taylor, Jean Sorel), Enrico Maria Salerno (Laurent Terzieff, PeterSellers, Mel Ferrer, Clint Eastwood), Carlo Romano (voce storica di JerryLewis, Bob Hope, Danny Kaye, Nigel Bruce, Lou Costello che, con Bud Abbott,formava la coppia comica Gianni e Pinotto).    Edancora, Peppino Rinaldi (Van Johnson, Paul Newman, Rock Hudson, JackLemmon,.Frank Sinatra, Marlon Brando); GualtieroDe Angelis (la voce di Dean Martin, Cary Grant, Errol Flynn), Lidia Simoneschi(Jennifer Jones, Vivien Leigh, Ingrid Bergman), Renato Turi (Walter Matthau,Lee Marvin, Cristopher Lee), Tina Lattanzi (Greta Garbo, Mirna Loy, MarleneDietrich, Rosalind Russell), Ferruccio Amendola (R. De Niro, Al Pacino, D.Hoffman, S. Stallone, T. Milian). Alberto Sordi, noto per aver dato la voce aOllio (quella di Stanlio era di Mauro Zambuto), ha doppiato, tra gli altri,Pedro Armendariz, Robert Mitchium, Anthony Quinn), Oreste Lionello (WoodyAllen, Groucho Marx, Martin Feldman), Glauco Onorato (Bud Spencer, CharlesBronson, A. Schwarzenegger), Renato Izzo (Paul Newman, Giuliano Gemma, DennisHoper) e i palermitani Cesare Barbetti (Steve MacQueen, Robert Redford, WarrenBeatty), Rosetta Calavetta (Lana Turner, Doris Day, Janet Leigh), Corrado Gaipa(Alec Guinnes, B. Lancaster, Lee J. Cobb), Arturo Dominici (Martin Balsam, LeeJ. Cobb, Eli Wallach, Peter Cushing, José Ferrer), Gianfranco Bellini (DonaldO’Connor, Mickey Rooney, Anthony Perkins), Vinicio Sofia (di Corleone, ndr)(James Whitmore, Jack Warden, Andy Devine, Clifton James). Negli ultimi anni, con l’arrivo di nuovitelefilm e sceneggiati, molti giovani attori, tra i quali anche i figli di notidoppiatori, hanno preferito scegliere questa, originale e affascinante attività.Tra i tanti, l’inglese Bianca Alessandra Ara, in arte Alex Elton, (PaulinaNemcova, Suzanne Ramsey, Laura Chiatti e cartoni animati), Francesco Pezzulli(Leonardo Di Caprio, Hayden Christensen, Justin Long), Ilaria Latini (Paz Vega,Katie Holmes, Heather Graham), David Chevalier (Taylor Lautner, Adam Driver,James Franco, Taylor Lautner), Roberto Gammino (Vincent Gallo, Adam Goldberg,Casey Affleck, Ben Foster).
06/08/2019, 12:28



"Perfetti-sconosciuti"-(2016)-di-Paolo-Genovese-


 RECENSIONE di Andrea Giostra



 PREMESSAHo visto il film di Paolo Genovese, "PerfettiSconosciuti", il secondo o il terzo giorno di proiezionenelle sale italiane! Era il mese di febbraio del 2016. Andai al Cinemada solo e me lo gustai tutto d’un fiato. Quando i titoli di coda cominciarono ascorrere pensai: «Se questo Film stasera l’avesse visto Woody Allen sisarebbe mangiato le dita e senza dubbio, ad alta voce, avrebbe gridato: "Shit!How the heck did I not think about it first! This is a masterpiece of Movie!Work of contemporary art! A neo-realist film that perfectly reflects the moderntime! It’s me that normaly does these kind of movies! But who is this PaoloGenovese who made a film so original and unique, in my style?". Ma questavolta, caro Woody, questo "manipolo di italiani" ti ha fregato! Sono statistraordinari! È questo che pensai allora!». Qualche giorno fa sull’Ansa e in moltissimo magazine di cinema,leggo che "Perfetti sconosciuti" di Paolo Generose ha battutoil record mondiale dei film con più remake della storia del cinema ditutti i tempi, entrando di diritto nel Guinness dei primati! Allora hopensato di scrivere queste due righe e di consigliare ai lettori di questomagazine di vedere quest’opera d’arte cinematografica italiana durante unadelle belle serate di quest’estate, perché è un film molto interessante eperché rispecchia i nostri tempi e questo periodo storico in particolaredominato dai social e dal virtuale. INTRODUZIONEIl film di Paolo Genovese è un capolavoro che si avvale di un castdi attori bravissimi e talentuosissimi, professionisti di altissimo livello chenulla hanno da invidiare alle Big Star hollywoodiane! La sceneggiaturaè un capolavoro, scritta a più mani, e forse per questo motivo raggiungevertici di brillantezza e genialità che ultimamente si vedono raramente in un filmitaliano: la "Creatività di gruppo" è sempre unica e strabiliante, nonbisogna certo scomodare Wilfred Ruprecht Bion (1897-1979), notissimo psicoanalistafreudiano del secolo scorso, che ne ha fatto una teoria psicodinamicaoriginalissima ed efficacissima, che esalta straordinariamente e giustamente illavoro di Gruppo quale strumento creativo ed assai originale! A questo punto bisogna citarli questi talentuosissimi sceneggiatori: FilippoBologna, Paolo Costella, Paolo Genevese, Paola Mammini, Rolando Revello.Ma tutto questo non sarebbe bastato se il Casting non avesse sceltouna "Squadra di Attori" bravissimi - non la chiamo "Cast di Attori"volutamente! - che hanno recitato la sceneggiatura con la stessa qualità"artistica" di come giocava al pallone il Barcellona di Guardiola:ritmo, sintonia assoluta, strategia, velocità, intesa, concentrazione, talento,passione, insomma, una narrazione filmica che non ha nulla da invidiare, per ilpathos e le emozioni che trasmetteallo spettatore, al fantastico Concerto, che potremmoimmaginare, di Wolfgang Amadeus Mozart "Concerton. 23 per pianoforte e orchestra K. 488", con al Piano RudolfSerkin, e la Direzione dell’Orchestra affidata a grandissimo ClaudioAbbado. Ma qui la "Squadra di Attori", "l’Orchestra di Attori" sevogliamo, è tutta italiana e sono tutti dei fuoriclasse assoluti, che sefossero dei calciatori verrebbero valutati decine e decine di milioni di euro.Eccoli: Kasia Smutniak, Marco Giallini, Valerio Mastrandrea, Anna Foglietta,Giuseppe Battiston, Edoardo Leo, Alba Rohrwache. Il Film "Perfetti sconosciuti" è uno straordinario esempio di lavoroconcertato da più "cervelli-italiani-non-in-fuga", è questo dà ancorapiù valore a quest’Opera d’Arte Cinematografica che dalla sua uscita ha riscossoun successo internazionale con pochi precedenti - bisognerebbe ritornare alle produzioniitaliane dei grandissimi registi della seconda metà del Novecento - che nonricordavamo dai tempi di "Nuovo Cinema Paradiso" (1988) di GiuseppeTornatore, Oscar 1990 come miglior film in lingua straniera; o daitempi de "La Vita è Bella" (1997) di Roberto Benighi, Oscar1998 come miglior film in lingua straniera. Mi scuso pubblicamente con Paolo Sorrentino se non lo cito in questaprospettiva, Artista che ammiro e amo tantissimo come scrittore, comesceneggiatore, come regista, e che secondo me è un Genio dell’Artecinematografica italiana, ma il suo bellissimo e straordinario Film "La GrandeBellezza" (2013), che ha vinto l’Oscar 2014 come miglior film inlingua straniera, non ha raggiunto quella risonanza mediatica e culturaleinternazionale che hanno raggiunto Tornatore prima e Benigni poicon i rispettivi film citati! RECENSIONEIl film racconta la storia di un gruppo di vecchi e consolidati amici chesi ritrovano una sera a cena per passare una bella serata insieme. Ad un ceropunto uno dei commensali, Eva, nel film la bravissima Kasia Smutniak,propone un gioco che richiama il "gioco della bottiglia della verità":gli amici si mettono in cerchio, e a turno, in un senso di rotazione, ognunodei partecipanti ruota la bottiglia e quando si ferma dovrà fare una domanda "privataed intima" alla persona del gruppo verso cui è diretta il collo della bottiglia,che non potrà esimersi dallo rispondere con sincerità svelando particolarianche intimi e imbarazzanti! La sceneggiatura immagina un altro interessante gioco, che trasmette allospettatore che empatizza con i protagonisti, emozioni da thriller psicologico:"il gioco del cellulare" che va messo sul tavolo in cui si stacenando, e quando suona si risponde col viva-voce, ovvero, si legge il WhatsApp,il Messenger o l’SMS che arriva! Genialità assoluta! È questo il fulcro dellanarrazione, delle dinamiche assolutamente imprevedibili e pathos-logicheche emergono dal momento dello squillo del primo cellulare che lancia, come undardo dell’antica Roma, un’emozione fortissima che arriva dritta dritta alcuore dello spettatore!Quello che accade durante la narrazione filmica, che lo spettatore vedrà,vivrà empaticamente, subirà finzionalmente come vittima una volta, comecarnefice la volta successiva, è reale e fortemente incisivo perché labrillante sceneggiatura tratta un tema attuale e quotidiano: siamo prigionieriinconsapevoli di una scatoletta alla quale abbiamo affidato, senza porre alcunacondizione, la nostra vita e il nostro destino! Ma il tema che la sceneggiatura mette in evidenza è al contempo anche un altro:viviamo in un periodo storico dove ognuno di noi ha una "second life",come direbbero gli americani che su questa questione da tempo portano avantiricerche e studi interessantissimi! In sostanza e in breve si tratta di una "vitavirtuale parallela" alla "vita reale e quotidiana" chetutti noi esseri umani terrestri viviamo in questo mondo con i suoi problemi,con le sue angosce, con le sue ansie, con i suoi successi e con i suoifallimenti lavorativi, familiari e relazionali.Alla "second life" non appartengono queste dimensioniemozionali negative e stressanti. La "second life" fa vivere allapersona che vi si immerge, una "dimensione protetta", anche se virtuale, cheforse ed in un certo qual modo, gli dà la forza e la consapevolezza di"sopportare" una "vita reale e quotidiana" altrimenti insopportabile!Allora le domande che dovremmo porci sono: non è che questa forma di vita virtualeparallela, della quale tutti noi, partner, mariti, mogli, compagne, compagnisiamo perfettamente conoscitori e consapevoli, oggi più che a sfasciare lerelazioni non serva, invece, entro certi limiti, a salvaguardarle eproteggerle? Non è che questa forma di vita virtuale parallela, noi esseri umanicontemporanei che viviamo il mondo delle nuove tecnologie comunicative erelazionali, la utilizziamo egoisticamente a nostro favore e la disveliamo e lamettiamo a nudo con estremo cinismo solo quando vogliamo che la nostrarelazione abbia una fine subitanea? Non è che questa forma di vita virtuale parallela fa comodo ad entrambi ipartner che sanno perfettamente che ognuno di loro vive una dimensione virtualeche stranamente solo se "non disvelata" alimenta la lororelazione e la fa andare avanti senza il rischio di drastiche rotture chesarebbero luttuose e assai dolorose per entrambi i partner?Oppure noi esseri umani del Ventunesimo secolo siamo così ingenui che nonimmaginiamo nemmeno che il nostro partner possa vivere un’altra dimensionevirtuale insieme a quella che quotidianamente condivide con noi nella «grazia di Cristo avendo promesso di esserci fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarci e onorarci tutti i giorni dellanostra vita.»? Detto questo, vi auguro una buona visione... e per chi non avesse vistoancora questo film, di vederlo questa estate perché certamente ne vale le pena.
01/05/2019, 12:30



Rina-La-Gioia,-regista-e-sceneggiatrice


 Intervista di Andrea Giostra.



Ciao Rina, benvenuta e grazie per la tua disponibilità.Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale artistadella settima arte? Qual è stato il tuo percorso artistico che ti ha condottodove sei ora? Una domanda bella, madifficile da rispondere in quanto, la mia militanza artistica è lunga eraccontarla tutta, rischio di ammorbare: mi limito a dire le cose più essenziali:quindi... pratico l’Arte sin da giovanissima età... Pittura, Scultura, Installazioni,esponendo in Italia e all’Estero, in Gallerie, Musei, Teatri. Ho lavorato inTeatro realizzando Scene e Costumi per Spettacoli di Compagnie professionali,fino ad approdare alla Biennale diVenezia. Lascio una docenza di disciplinePittoriche nel Liceo Artistico, rinuncio ad una cattedra di Pittura e accetto quella di Scenografia nelle Accademie di Belle Arti, fino a dedicarmi allascrittura drammaturgica: opere teatrali, pubblicate, premiate e prodotte inspettacoli con circuitazioni nazionali ed internazionali. Fondo "La Misenscène",un’Associazione artistica e culturale, sul pensiero di Joseph Beuys, trasformandola nel tempo in "La Misenscène Production", operativa fino ad oggi. Inogni ambito artistico, ho riscosso riconoscimenti, premi, anche per l’attivitàartistica. Dalla scrittura teatrale, a quella cinematografica, il passo èbreve: tutte espressioni artistiche che non si tradiscono tra di loro, ma siintersecano in perfetta simbiosi. Chi sono i tuoimodelli e chi sono stati i tuoi maestri che vuoi ricordare in questaintervista? Devoconfessare che, stranamente, mi rendo conto di non avermai avuto modelli o maestri. Questa mia dichiarazione, non vuole sottintendere nessunapresunzione, diciamo che, apprezzandone diversi, sia italiani che stranieri, misono lasciata trasportare, forse inconsciamente, dove mi ha portato il cuore,la mente, grazie alla mia lunga e ricca esperienza in vari campi dell’arte. Qual è stato iltuo percorso artistico e professionale per diventare brava dietro la cinepresa? Tuttala mia esperienza artistica mi è servita per poter stare anche dietro unacinepresa: partendo dalla fotografia, nel senso che da subito, ho fotografatotutti i miei lavori, di pittura, scultura, i plastici delle mie scenografie infase di allestimento, come se si trattasse della scrittura di scene, teatrali ocinematografiche, fino ad arrivare alle inquadrature delle location dei film,che per me, rappresentano dei quadri fini a sé stessi. Chi sono secondote i più bravi registi nel panorama internazionale e nazionale? E con chi diloro ti piacerebbe lavorare e perché? Nondico che sono i più bravi in assoluto, ce ne sono di altri registi, siaitaliani che stranieri che mi piacciono, ma preferisco citarne solo due: Tornatoree Clint Eastwood.... per la loro coerenza, essenzialità, rigore,equilibrati nel dramma e nella poesia... Quali gli attori che vorresti dirigere? Mi piacerebbe seindicassi tre italiani e tre stranieri con i quali non hai mai lavorato e chevorresti dirigere. Non è la prima volta che mi viene posta questadomanda, e per bisogno di coerenza, rispondo dicendo che, citandone alcuni, siaitaliani o stranieri, prediligerei questi, e credo che non vada bene. Ancoraoggi sono del parere che, nel momento in cui scrivo una storia, per unadrammaturgia o per una sceneggiatura cinematografica, in automatico si profilal’immagine di un attore, secondo me il più appropriato per interpretare quelpersonaggio, e faccio di tutto per coinvolgerlo nel mio progetto, certa di fareun buon lavoro. «Lasceneggiatura è il genere di scrittura meno comunicativo che sia mai statoconcepito. È difficile trasmettere l’atmosfera ed è difficile trasmettere leimmagini. Si può trasmettere il dialogo; se ci si attiene alle convenzioni diuna sceneggiatura, la descrizione deve essere molto breve e telegrafica. Non sipuò creare un’atmosfera o niente del genere...» (Conversazione con Stanley Kubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Cosa ne pensi delleparole di Kubrik sulla sceneggiatura, considerato che sei anche unasceneggiatrice? Quanto è importante la sceneggiatura per la realizzazione diun’opera cinematografica? La sceneggiatura perla realizzazione di un film è "importante", direi basilare: un lavoroper niente facile, e come non condividere il pensiero di Kubrik, civorrebbe una tavola rotonda per amplificare l’argomento. Comunque, la scritturadi una sceneggiatura ha il suo fascino: creare dal nulla, la parola che diventaimmagine, senza escludere la sofferenza per l’impossibilità a descrivere leatmosfere che vuoi. «Il cinema deveessere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo piùbello è quello del mito. Il cinema è mito». Sergio Leone(1929-1989). Cosa pensi di questa frase detta dal grande maestro Sergio Leone?Cosa deve essere il cinema per chi lo crea e per chi ne gode da spettatore?...  Non condivido questo pensiero: sono del parereche il cinema, ci offre si "divagazioni", "divertimento", maanche e spesso, a nostra insaputa, ci da la possibilità di"ritrovarci", riconoscerci", e vogliamo escludere un’occasioneper riflettere?... Il cinema, per chi lo crea, è una espressione artistica, ok,ma credo che fermarsi sul fatto estetico, sia riduttivo, mentre, se si aggiungequel qualcosa che vogliamo rendere pubblica, magari per condividerla, sarebbepiù costruttivo: credo anche che il pubblico ne sia consapevole. Perché secondo te oggi il cinema è importante?  Perché ci apre"finestre" sul mondo, esteriore ed interiore: un mondo in cui credo chenoi, inconsapevolmente, ci rifugiamo: perché bisognosi di "emozioni"?Perché no, inconsciamente le cerchiamo, e il cinema ce le regala, perché ilcinema, sottintende che le "emozioni", sono vitali per la nostrasopravvivenza.  Recentemente hai realizzato un cortometraggio che è statoselezionato per il prestigioso concorso "Tulipani di seta nera 2019" che vedela partecipazione di "Rai Cinema Channel". Ci parli di questo lavoro? Comenasce il corto "Sindrome" e qual è il messaggio che vuoi arrivasse a chi loguarderà? La "maternità", trattata nel film,vuole solo essere solo un pretesto, per sottintendere un messaggio vitale:"non arrendersi mai", e quanto possa essere importante l’Arte nelcontesto, in quanto sono del parere che la conoscenza dell’Arte è uguale aCultura, e quanto la Cultura possa essere fondamentale per la nostra crescita. Quindi"Sindrome" nasce da unadomanda: "La visione di un’Opera d’Arte, a seguito di estremicompiacimenti, fra estetica e spiritualità, tipici delle sindromi di Stendhal edi Gerusalemme, potrebbe generare una fede, una speranza, ai fini dellarealizzazione di un sogno? È la domanda che mi sono posta scrivendo"Sindrome", una storia liberamente ispirata, di una donna che,raggiunta la soglia dei quaranta anni e stanca del vuoto che la circonda,decide di dare un senso alla propria vita: diventare madre. realizzazione di unsogno? Mi piace rendere noto che, al di là dei miei intenti, dal momento che ilmio film è in Sala, non mi appartiene più: è semplicemente e solo del pubblicoche vorrà fruirlo, libero di condividere o no le mie domande, di scoprire lesue risposte, di riscontrare le sue emozioni. A cosa stailavorando in questo momento? Quali i tuoi prossimi appuntamenti di lavoro? Stolavorando su di un’opera prima di Lungometraggio: si tratta di una storia vera,liberamente tratta da un romanzo, che per il momento vuole essere top-secretsul titolo e sull’Autore. Posso solo anticipare che, se il cinema"informa", il mio lavoro può rappresentare un occasione per farconoscere e rinnovare la memoria di un Autore che ha lasciato un segno nellamondo della cultura italiana, e quindi valorizzare la cultura del propriopaese. Se il cinema "informa", perché non trattare una vecchia storia,ribaltandola in tempi più ravvicinati, in quanto sottintende problematichesociali attuale che possono riguardarci? E se il cinema "insegna", midomando: il mio film, potrebbe entrare in una progettualità attiva, pertrovare, insieme, soluzioni?". Per quanto riguarda i miei prossimiappuntamenti di lavoro, auspico di essere contattata da un Produttore,interessato a "viaggiare" insieme a me, per creare, insieme, altre"emozioni" da regalare. Immagina una convention all’americana, Rina, tenuta in unteatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di cinema.Sei invitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti.Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazione,del teatro e della settima arte? Quali secondo te le tre cose più importanti daraccontare loro sulla tua arte?  Se il mio presupposto è quellodi lavorare per condividere le mie creazioni con il pubblico, trovarmi difronte a dei giovani, appassionati di cinema, è una vera gioia, ma, rispondoalla domanda, facendo passi indietro con la memoria, e mi rivedo, ora dietrouna cattedra, ora in una sala cinematografica, a parlare di cinema, dei mieilavori, delle mie esperienze artistiche, delle difficoltà dei sacrifici, delleattese, degli entusiasmi, delle emozioni, e rivedere i loro sguardi proiettatisu di me, a volte notando i loro occhi umidi, e mai stanchi di sentirmidialogare, oltre che affascinati dalle immagini delle mie opere, rendendo noto,per esempio, come si parte da un’idea, arrivando ad un palinsesto praticabile emi riferisco sia al Teatro che al Cinema. Parlando di onestà nel lavoro, senza perseguirefacili arrivismi, le fatiche fanno bene, le ricompense di un lavoro fatto benesono come una manna dal cielo, inculcando a loro il concetto che niente èfacile, e ciò che più conta, non è il "traguardo", quanto il "partire".E se ancora oggi mi seguono, questo vuol dire che a loro ho trasmesso qualcosache non dimenticheranno mai e cos’altro potrei aggiungere!? ... 


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