Cinamatocasa Cinamatocasa
Imposta Cinematocasa.it com home page!
Scarica il magazine in formato pdf

Un sia pur limitatissimo elenco di grandi films italiani tratti da altrettante opere letterarie scritte da autori del nostro Paese potrà forse stimolare in chi ci legge il desiderio di rivisitare an.. >>

Lino IV
Share
Commenti(0)
In onda venerdì 28 novembre 2008
alle ore 1.50 su Rai 3

KATUMBAS NG KAHAPON
Regia di Lino Brocka
Episodio tratto dal film Tre volti dell´amore

TRE VOLTI DELL´AMORE
Titolo originale: Tatlong mukha ng pag-ibig

In onda venerdì 28 novembre 2008
alle ore 4.20 su Rai 3

IL PESO DEL MONDO SULLE MIE SPALLE
Titolo originale: Pasan ko ang daigdig

Alla First Lady non piace che nei film si vedano delle baracche, dunque, questa diventa una condizione: vi do 50 milioni di pesos, voi fate i film che piacciono a me. Assolutamente niente baracche. Io dico che va bene, un produttore mi contatta, un produttore che vuole aiuti di queto tipo, e mi si chiede di non dire più determinate cose, di non lamentarmi, di non criticare, di non fare film ambientati nelle baracche e io dico: “Fantastico!”. Dunque, per un anno non farò più film nelle baracche, mi sono evoluto verso la borghesia. I film che faccio adesso parlano soprattutto d’amore, della gioventù, dei 16-17 anni, dei loro idoli come Funicello, ballano, cantano...Infatti, il più delle volte giro e non so come andrà a finire.” (Lino Brocka, 1981)

Proprio mentre la dittatura sta poco alla volta andando a rotoli – il crollo definitivo della popolarità già scarsa di Marcos sarà a seguito dell’omicidio al rimpatrio di Benigno Aquino, la cui consorte prenderà le redini delle Filippine dopo la destituzione del potere egemonico -, la moglie di Marcos stanzia milioni di pesos per il cinema: conscia della necessità di rilanciare all’estero un’immagine dell’arcipelago lungi dall’essere realistico, la First Lady pretende storie d’amore, giovani felici, ambienti metropolitani. Bona, forse il capolavoro massimo di Lino Brocka, è del 1981, e l’incipit del film sembrerebbe voler seguire le direttive del capo di stato: la protagonista è la figlia di una ricca famiglia borghese, vive in città ed è innamorata di un aspirante attore. Fin qui tutto sembra procedere, narrativamente ed esteticamente, verso una teen-age comedy o, al più, verso un dramma morale, ma Brocka (che come abbiamo detto in precedenza ha riletto in maniera decisa la sceneggiatura di partenza di Mario O’Hara, evitando il ristagno in zone prossime all’ossessione amorosa di stampo romantico) compie uno scarto netto e si getta in un dramma grottesco, lo ambienta in una baraccopoli alla periferia della città e inserisce splendidi squarci documentari sulla vita delle classi meno abbienti. A ben vedere Bona espone con forza quello che è uno dei tratti peculiari della poetica del suo autore, ovvero la capacità di mescolare le istanze narrative (dramma, commedia, reportage, documentario) senza mai perdere le fila del discorso, senza mai lasciarsi trascinare via e annientare dalla mole di ciò che sta analizzando.
È così anche in You Were Weighed in the Balance But Are Found Wanting, dove i flashback sono trattati con una resa visiva molto più vicina all’iperrealismo che allo scarno pauperismo che caratterizza il resto della pellicola, ed è così anche nei risvolti psicanalitici di Insiang. Dopotutto, che Brocka non voglia sposare l’idea di cinema militante lontano dalle masse che viene messo in atto in buona parte del panorama cinematografico mondiale, è evidenziato da ciò su cui si sofferma parlando di Bayan ko: My Own Country, film incentrato sugli ostacoli affrontati dai sindacati dei lavoratori per via di Marcos e dei suoi sgherri: “Ho scelto il melodramma perché non voglio fare film di propaganda. Mi sono dovuto servire della struttura drammatica del melò sociale affinchè la gente che non bada al messaggio politico potesse apprezzare il film”.
Brocka ha sempre chiaro il suo ruolo chiave: non è un politico, non spetta a lui fare propaganda. Il suo compito è quello di mettere in scena una realtà che si vorrebbe nascosta, perduta, invisibile. Il suo ruolo è quello del narratore, non del capopopolo e tantomeno dell’imbonitore: sarebbe interessante spostare solo per un attimo l’occhio sulle critiche lette ultimamente all’uscita dello splendido Il Caimano morettiano, perché forse al di là del mero apparentamento ambientale tra Brocka e Pasolini costruito su misura dalla critica (con le baracche del Mandrione e di Accattone che si trasformerebbero in quelle di Manila) è molto più azzeccato il paragone – altrettanto forzato, sia chiaro – tra il pensiero di Brocka e quello dell’ultimo Moretti, entrambi registi che prendono una posizione netta e mai contraddittoria ma che lasciano che questa venga fuori dal semplice tessuto cinematografico. Ma stiamo uscendo fuori dal seminato...Brocka ragiona, come avrebbe voluto la consorte di Marcos, sulle giovani generazioni ma invece di costruire i personaggi degli adolecenti come involucri meccanici privi di anima li mette di fronte alla loro immagine e li distrugge passo per passo, in un percorso morale che è viaggio iniziatico non privo di speranza finale. È così per Bona, è così (al negativo) per Insiang, è così per Junior in You Were Weighed in the Balance But Are Found Wanting, ed è così soprattutto per Julio Madiaga (letteralmente ’Giulio Pazienza’) che in Manila: in the Claws of Light si aggira per la capitale filippina in cerca della donna di cui è innamorato, Ligaya Paraiso (sempre nel gioco delle metafore, il significato del nome è ’Gioia Paradiso’). Il road movie diventa occasione, più ancora del melò o della tragedia, per tracciare le linee direttrici di un cinema politico che rifletta la contemporaneità senza vincoli nè annacquamenti ideologici. Per una dittatura che, come tutte le dittature, teneva sotto controllo il potere mediatico attraverso il quale far arrivare alla popolazione i messaggi considerati accettabili, una voce fuori dal coro come quella di Brocka rappresentava un nemico e, a lungo andare, un pericolo. Come il cineasta abbia fatto a restare vivo e in libertà per tutta la sua vita (finita tragicamente, con Marcos destituito da ormai cinque anni, su una strada di Quezon City nel 1991) è un mistero che difficilmente potremmo svelare. E non che ci interesserebbe particolarmente: ciò che abbiamo davanti agli occhi basta da solo per far comprendere l’assoluta imprescindibilità di Lino Brocka, poeta del terzo mondo capace di inventarsi regista mainstream (o il contrario, se preferite), reporter amante della narrazione e della fabula, caposaldo del cinema filippino. E non solo.
Di  Raffaele Meale da Segui il link...

Inserisci un commento
Avvisiamo che il messaggio inserito da un utente non registrato, verrà comunque memorizzato nel database per essere approvato.

Ricordiamo che l'inserimento dei commenti è soggetto a moderazione da parte del personale di Cinematocasa.it, pertanto ogni messaggio non pertinente, offensivo o che non segue le regole della netiquette verrà eliminato senza preavviso.
Titolo
Messaggio
Codice di controllo
Codice di controllo
Accedi al portale è potrai visualizzare subito i tuoi commenti!
Lino IV
Altre..
AdPepper Sky hp
Copyright 2006 - Cinematocasa.it - Reg. Tribunale di Palermo n.8 del 28/02/2005