In onda sabato 14 febbraio 2009 alle ore 4.05 su Italia 1
L’immagine del desiderio Titolo originale: La Femme de Chambre du Titanic Regia: Bigas Luna Soggetto: Didier Decoin Sceneggiatura: Bigas Luna, Cuca Canals, Jean-Louis Benoit
Cast: Olivier Martinez, Romane Bohringer, Aitana Sanchez-Gijon, Didier Bezace, Aldo Maccione Genere: Sentimentale
Fotografia: Patrick Blossier
Musica: Alberto Iglesias
Montaggio: Kenout Peltier
Produzione: Francia, Spagnia, Italia Anno: 1997
Durata: 100'
Distribuzione italiana: MEDUSA Film
Questo film è il ricordo di una notte. Una notte vissuta con tutta l'anima, con la passione e il desiderio di chi si innamora in un istante, dorme con l'oggetto del suo desiderio, senza neanche toccarne la pelle e ricorderà quella stessa pelle ogni giorno della sua vita, ogni momento di solitudine, ogni volta che cercherà di vedere la vita in faccia, di comprendere il senso che sfugge. Il protagonista è il bel Olivier Martinez, operaio della provincia francese. Vince un viaggio premio e va a vedere il Titanic che salpa il 10 aprile da Southampton. E lì, una notte, nella sua stanza d'albergo, avviene l'incontro con l'eterea e bellissima Aitana Sanchez-Gijon. Quell'incontro, quella notte, quei sospiri prolungati fino al sonno, non potrà più levarseli dall'anima. Anche perchè lei, che è cameriera proprio sul Titanic, andrà incontro allo stesso tragico destino di tutti i poveretti che finiscono a morire tra i ghiacci dell'Atlantico. Audry al risveglio è solo, lei è già andata. Lui è sposato, in verità, con la bella protagonista (Romane Bohringer). Il loro rapporto risentirà i contraccolpi di quella notte molto presto, quella notte che comincerà a dilatarsi nei suoi ricordi, diventando due-tre giorni, una settimana di passione sfrenata, di cielo toccato con le mani, di incursioni nei saloni del Titanic, dove fecero l'amore anche sotto un tavolo. Tutto questo è fantasia ma attirerà ugualmente l'interesse degli operai e degli ubriachi del paese che si riuniscono ogni sera per ascoltarlo. Ma la sua fantasia arriva anche alle orecchie di un impresario teatrale. E, allora, i suoi ricordi "inventati" cominciano a girare per la Francia, con un teatrino ambulante prima, su vari palcoscenici, poi.
Il confine tra realtà e invenzione è labile, e ben confuso nella storia. Una storia, questa, d'altri tempi e d'altra maniera che fa conoscere Bigas Luna in una forma davvero inedita. La passione e la razionalità sono interiorizzati, si vedono attraverso gli occhi, si vedono quanto basta per avvertirne l'intensità. L'amore e l'erotismo sono ben amalgamati, confusi l'uno nell'altro, si vedono sulle labbra degli attori. Questo film è un po' la celebrazione dell'incontro occasionale, quello di una volta, che non è visto attraverso la lente della morale, è in un'ottica essenzialmente decadente o tragica. Qui l'incontro di una notte cambia una vita, fino al paradossale, fino a renderla ridicola, alla fine. Audry si ritrova ad essere un attorucolo che recita in patetiche messinscene imperniate sui suoi racconti ora diventati un romanzo! La fine riserva una sorpresa che confonde e mescola ancora di più fantasie e realtà, fino a renderla quasi surreale ma è questo, in definitiva, un film che ci riporta alla realtà. Alla realtà di uomini e donne veri, veri di carne ed ossa, veri come è vera la passione tra due corpi prima ancora che tra due persone. E’ il ricordo che trascende la realtà, si idealizza. E tutto questo, a chi non è capitato almeno una volta nella vita? C'è, in questo film, un Bigas Luna che ha colto con grazia uno tra gli aspetti più avvincenti e meravigliosamente imprevedibili della vita: l'amore che scaturisce dal nulla. Amore che diventa immagine, idea e momento di quello che c'è stato o di quello di cui si ha bisogno. Amore come unica, reale speranza di vita per un operaio degli inizi del secolo che non ha niente; che scopre un mondo oltre i forni della sua fabbrica. © 1998 reVision, Simone Porrovecchio Segui il link...
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