“I Play Rocky”: Peter Farrelly incanta Toronto raccontando la folle genesi del mito di Stallone
C’era una volta un attore con pochi dollari in tasca, la paralisi facciale parziale e un rifiuto categorico: vendere la propria sceneggiatura se non fosse stato lui a interpretare il protagonista. Quell’attore era Sylvester Stallone e il film era Rocky. Presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, I Play Rocky di Peter Farrelly (Green Book) racconta proprio questa incredibile Odissea produttiva, conquistando al primo colpo la critica e piazzandosi già in pole position per la rincorsa agli Oscar.
Il biopic ripercorre l’ostinazione maniacale di uno Stallone trentenne nell’America del 1976. Contro il parere dei produttori che volevano star affermate come Robert Redford o Burt Reynolds, Sly difese con le unghie la sua visione, firmando uno dei capitoli più leggendari dell’industria hollywoodiana. Farrelly dirige con il suo consueto ritmo impeccabile, bilanciando umorismo, disperazione e trionfo personale.
A Toronto la reazione è stata unanime: applausi a scena aperta e la sensazione che la storia del “Rocky dietro le quinte” possa ripercorrere esattamente la stessa parabola di successo del capolavoro originale del 1976.






