La Mostra
“Serendipity”, seppure raccolga immagini provenienti anche da altri paesi, nasce dal ritorno da un viaggio in Vietnam che non si è limitato a lasciare immagini nella memoria, ha lasciato tracce nell’animo dell’autrice.
Il Vietnam È un luogo che attraversa lo sguardo e, lentamente, modifica il modo di osservare ciò che ci circonda. Nei suoi paesaggi, nei gesti quotidiani, nei silenzi e soprattutto nei suoi volti, l’autrice ha incontrato una dimensione dell’umanità capace di andare oltre la semplice esperienza del viaggio.
Serendipity nasce da questi incontri inattesi.
Una successione di volti incontrati lungo il cammino, avvicinati attraverso il primo piano fino a cancellare quasi ogni riferimento al luogo. Il viaggio, che inizialmente appartiene a uno spazio geografico preciso, si trasforma così in un viaggio più intimo, nel quale ciò che conta non è più dove ci si trova, ma chi si incontra.
Ogni volto custodisce qualcosa di imprevedibile: un dettaglio, un’espressione, una fragilità che affiora per un istante. È in quella rivelazione inattesa che lo sguardo dell’osservatore viene condotto, quasi senza accorgersene, verso gli spazi più intimi dell’altro.
Non c’è la volontà di idealizzare, correggere o rendere perfetti questi volti. La scelta di mantenere le immagini prive di interventi di post-produzione nasce dal desiderio di preservare quella verità fragile e irripetibile che appartiene al momento dell’incontro. La pelle, i segni, le imperfezioni e ogni minima variazione dell’espressione diventano parte della persona e della sua storia.
Il primo piano diventa allora una soglia.
Da una parte c’è chi guarda, dall’altra chi si lascia guardare. Tra i due si crea uno spazio silenzioso, fatto di prossimità e di reciproca esposizione. In quello spazio l’osservatore può riconoscere nell’altro qualcosa di profondamente umano, forse persino qualcosa di sé.
Serendipity è dunque il racconto di ciò che accade quando smettiamo di cercare qualcosa e ci lasciamo sorprendere da ciò che incontriamo.
Perché a volte un viaggio non ci porta semplicemente verso un luogo.
Ci porta verso gli altri e, attraverso gli altri, verso una parte di noi che ancora non conoscevamo.
Note Biografiche
Stefania Bongiovanni sin da piccola segue la passione del padre per la fotografia, condividendone avventure e attrezzature.
Curiosa del mondo e delle anime che lo popolano, con i suoi scatti coglie espressioni di un attimo o di una vita.
La sua è una ricerca intima che mira a condurre lo spettatore, attraverso una visione introspettiva, alla percezione delle proprie emozioni assopite legate ad un lontano ricordo, ad un sorriso, ad una carezza e questo basta a renderla felice.
I suoi soggetti variano dai Ritratti ai Fiori, dagli Animali agli scatti rubati per la strada e ognuno di essi porta con sé lo stato d’animo vissuto e immortalato.
Non ama apportare modifiche post produzione, ritenendo che l’imperfezione può diventare parte dell’emozione.
La frase che spesso ripete è “Quasi quasi mollo tutto e divento felice”.
Ha al suo attivo diverse mostre collettive e personali.

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